Una grave malattia cronica ha colpito la borsa

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I contagi covid salgono, la borsa va male, mentre i titoli del debito pubblico salgono… è certamente la cronaca borsistica di un giorno che, si sa, può essere ribaltata il giorno dopo. Ma c’è un dato ormai cronico che fa riflettere. Se un risparmiatore acquista il BTP scadente il 2067 e investe 133.000 euro avrà tra vari decenni 100.000 euro; però guadagnerà per tutto il tempo 2800 euro l’anno di interessi. Cioè se vuoi quell’interesse devi impegnarti per più di quaranta anni e devi rimetterci 33.000 euro che devi pagare subito anticipatamente. Non credo che esista un risparmiatore che possa trovare conveniente procedere ad un investimento del genere. Pure le quotazioni sono chiare: a quel prezzo c’è chi ha venduto e altri che hanno acquistato. Né c’è dubbio sul fatto che siamo di fronte ad una seria patologia del mercato, più grave del covid, che colpisce tutti i titoli indiscriminatamente. Ma se non è conveniente comprare a queste condizioni chi lo ha fatto ha trovato altre ragioni per farlo.
Probabilmente l’acquirente è stata la Banca Centrale Europea che pagando con danari “nuovi” (in altri tempi si sarebbe detto: “falsi”) non perde nulla, anche se paga a prezzi privi di ogni senso economico. Così facendo – cioè acquistando a questi prezzi così alti – la BCE sa che sta dando dei soldi a dei venditori che non avrebbero mai trovato un risparmiatore che glieli avrebbe dati e quindi sa che glieli sta regalando (almeno per la porzione eccedente il prezzo reale di mercato).

E perchè li regala? Perchè se sale il prezzo a parità di interesse pagato su quel titolo scende il tasso di interesse praticato nel mercato; cioè accrescendo artificialmente il prezzo di questo e altri titoli come questo si riduce artificialmente il tasso di interesse concretamente praticato nel mercato e così si aiutano i grandi debitori come lo stato italiano.

E i risparmiatori? Si arrangino. Comperino quello che vogliono oppure accettino condizioni di questo genere. E le banche che percepiscono sempre meno interessi? Si arrangino pure loro con le commissioni e le spese varie imposte ai clienti. Se poi la BCE dovesse cambiare idea e volesse fare dispetto all’Italia basterà che non acquisti più quei titoli e tutta l’Italia va a rotoli in quarantotto ore.
Non ci sono parole per commentare una situazione del genere che viene addirittura auspicata dai politici nostrani. È un periodo allucinante da qualunque parti lo si guardi; anche la scarsa dimestichezza con l’economia di molti politici, dei giornalisti e di intere Università non giustifica uno svarione del genere e, immediatamente, viene da farsi una domanda: ma si può uscire da questa situazione? Esiste un altro modo di fare? La risposta è semplice: certamente si, pur che lo si voglia, aumentando il Pil; cosa possibile non certo aumentando la spesa pubblica (che produrrebbe un aumento del debito e quindi un aggravamento della situazione) ma liberando l’economia e le singole imprese dalla burocrazia e smettendo di perseguitare gli imprenditori nelle più svariate maniere. E poi indebitandosi verso risparmiatori italiani che non sanno dove mettere i soldi. Cioè cominciando a fare gli interessi dell’Italia. Come mai già non lo si fa? Forse perché si vuole favorire qualcuno d’oltralpe che evidentemente ha paura della rinascita dell’Italia. Ma sono supposizioni. Ai posteri l’ardua sentenza e ai contemporanei la responsabilità di fare qualcosa.

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