La Calabria nella morsa zoomafiosa

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I dati del Rapporto Zoomafia 2020 relativi alla Calabria ci mostrano una regione seriamente interessata dal fenomeno. Corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, macellazioni clandestine, bracconaggio organizzato, traffico di fauna selvatica, pesca di frodo: sono alcuni dei crimini contro gli animali registrati nella regione. Esiti investigativi dimostrano che la criminalità organizzata in Calabria è presente in quasi tutti i filoni zoomafiosi, basti pensare ai sequestri di cavalli da corsa, allevamenti, stalle, bovini, o di attività commerciali ittiche a carico di sodali dei clan, o di persone a loro vicine, avvenuti negli ultimi anni, e al corollario di truffe, minacce, riciclaggio, e traffici vari che li accompagna. 

Anche la Calabria è stata passato al vaglio dall’analisi del Rapporto Zoomafia 2020 della LAV, con il patrocinio della Fondazione Antonino Caponnetto. Questo il quadro che emerge: ogni 22 ore in Calabria, nel 2019, è stato aperto un procedimento penale per reati a danno di animali, con un indagato ogni 37 ore circa.  

Proiettando la media dei dati pervenuti su scala regionale, si può stabilire che, nel 2019, nella regione sono stati registrati 393 procedimenti (circa il 4,14% di quelli nazionali), con un tasso di 20 procedimenti ogni 100.000 abitanti; e 238 indagati (circa il 4,07% di quelli nazionali), con un tasso di 12,11 indagati ogni 100.000 abitanti. Confrontando i dati di 7 Procure che hanno risposto sia nel 2020 che nel 2019, relativamente ai procedimenti non sono state registrate variazioni rispetto all’anno precedente, mentre per il numero degli indagati si registrata un aumento del +11% circa. 

Corse clandestine di cavalli 

Diverse inchieste hanno accertato l’interesse dei vari clan calabresi per le corse clandestine di cavalli e le scommesse. L’inchiesta “Eracle” ha fatto emergere un’associazione per delinquere – facente capo ad esponenti di primo piano delle cosche Condello e Stillitano – risultata attiva, oltre che in altre attività criminali, anche nell’organizzazione di corse clandestine di cavalli. Il 29 gennaio 2020 è scattata, invece, l’operazione Helianthus che ha portato a 14 arresti da parte della polizia di sodali del Clan Labate di Reggio Calabria. L’inchiesta coordinata dalla DDA ha fatto luce sugli affari economici della cosca Labate, svelando interessi illeciti anche nelle scommesse online, slot machine e corse clandestine di cavalli. Altre conferme della regia della criminalità organizzata nell’organizzazione di corse illegali di cavalli arrivano dall’operazione “Galassia”, che ha coinvolto diverse cosche. 

La “Cupola del bestiame”: zootecnia e criminalità  

Le varie relazioni semestrali della DIA citano spesso casi relativi alle infiltrazioni da parte di esponenti della criminalità calabrese nella filiera della zootecnia. Preoccupanti l’abigeato e la macellazione clandestina. In provincia di Reggio Calabria è diffuso il fenomeno del pascolo abusivo.  

Nel corso dell’operazione “Trigarium”, le investigazioni hanno fatto emergere l’esistenza, a Roccabernarda, di una Locale di ‘ndrangheta, dedita, in particolare, a furti e uccisioni di animali d’allevamento e da cortile, ma anche a danneggiamenti a colture, veicoli, sistemi irrigui, mezzi meccanici, oltre che alle estorsioni. Persiste il fenomeno delle “vacche sacre”, animali lasciati liberi di vagare, simbolo per le cosche di controllo del territorio e attestazione di potere. Altro malaffare sono gli illeciti percepimenti di contributi comunitari e nazionali previsti a sostegno del comparto agricolo.  

Il contrabbando di fauna e il bracconaggio 

Alcune inchieste hanno accertato gli interessi di alcune ‘ndrine per la caccia di frodo e la vendita di fauna selvatica. Frequenti i ritrovamenti di armi clandestine utilizzate nel bracconaggio, scoperte in particolare nel corso dell’Operazione “Adorno” svolta sullo Stretto contro l’uccisione dei falchi pecchiaioli. Lo Stretto di Messina rappresenta una delle “calde” del bracconaggio in Italia (definite «black spot»). La cattura e il traffico di avifauna contano migliaia di vittime. Maltrattamento e uccisione di animali, porto abusivo di armi, uso di armi clandestine, uccellagione, furto aggravato, associazione per delinquere, sono solo alcuni dei reati accertati collegati alla caccia di frodo.  

In particolare, l’operazione “Reggina”, svolta dai Carabinieri Forestali nelle Province di Reggio Calabria, Cosenza e Crotone con l’impiego di 5 militari in 12 servizi, con il controllo complessivo di 40 persone, ha portato alla denuncia di 10 persone e al sequestro di armi da fuoco, cartucce, richiami elettroacustici e uccelli vivi e morti. Nel corso dell’operazione “Adorno”, invece, svolta in provincia di Reggio Calabria sempre ad opera dei Carabinieri Forestali, sono state denunciate 7 persone, di cui una arrestata, e sono stati sequestrati anelli di identificazione avifauna contraffatti, reti da uccellagione e avifauna viva protetta e/o particolarmente protetta. 

Nella prima metà di gennaio 2019 i Carabinieri Forestali di Cosenza, nel corso dell’operazione “Osei 3”, hanno sequestrano 600 uccelli abbattuti illegalmente. Quindici cacciatori sono stati denunciati per aver cacciato e detenuto esemplari di avifauna nei cui confronti la caccia non è consentita.  

Altre indagini hanno confermato l’esistenza di un’associazione per delinquere, con proiezione transnazionale, finalizzata al traffico illecito di esemplari di volatili protetti e particolarmente protetti. È emerso che il sodalizio catturava, per ogni postazione, anche 300 uccelli al giorno, per un valore sul mercato clandestino tra i 25 e i 100 euro, a seconda della specie. I reati per i quali gli imputati sono stati condannati sono associazione a delinquere, maltrattamento di animali, ricettazione. 

Nella regione è stato accertato anche un traffico di tartarughe terrestri (Testudo hermanni), in particolare in provincia di Crotone e Catanzaro 

Combattimenti tra animali e illegalità nei canili 

Per i combattimenti tra animali, le attività giudiziarie sono scarse. Basti pensare che per il reato previsto dall’art. 544quinquies cp, combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali, nel 2019 in Calabria non è stato aperto neanche un procedimento penale. 

Motivi di preoccupazione derivano dalla situazione dei canili e dalla gestione del randagismo. Diverse inchieste, in anni recenti, hanno fatto emergere situazioni di degrado, sovraffollamento, maltrattamento di animali, carenze igieniche e strutturali. Non manca l’interesse della criminalità organizzata, emerso nell’inchiesta “Happy Dog” e in quella della DDA risalente al 2017 che ha fatto emergere anomalie gestionali e un reiterato ed artificioso ricorso all’affidamento diretto di diversi servizi, tra cui quello di custodia e mantenimento dei cani randagi. 

“Malandrinaggio” di mare: un malaffare a danno del mare e dei suoi abitanti 

Anche nel settore ittico le infiltrazioni malavitose non mancano: varie inchieste della magistratura hanno accertato l’interesse dei clan per il mercato del pesce. Nelle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia vengono citati i tentativi di infiltrazioni criminali per il controllo delle attività economiche legate alla pesca e relativo commercio di specie ittiche. Storici gli interessi dei Muto di Cetraro per il monopolio del marcato del pesce. L’operazione “Stige” ha messo in evidenza, tra le altre cose, gli interessi dei Farao-Marincola nell’offerta di pescato. 

La pesca illegale di novellame è praticata in modo sistematico e organizzato, come attestato da diverse operazioni di polizia giudiziaria. Continua l’uso illegale di spadare. 

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