Dopo la fine di un amore si può e si deve ricominciare

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La fine di una storia d’amore rappresenta un momento profondamente doloroso nell’esistenza di ognuno, indipendentemente dall’età, dalla sua storia e dalle circostanze di vita.

Sia che si lascia, sia che si è lasciati, si soffre comunque; nel primo caso si aggiungono anche i sensi di colpa che si sommano al dolore della fine.

Anche se chi si trova in questa situazione pensa che non esista soluzione e non sa immaginarsi in una diversa, al di fuori c’è un mondo che aspetta e forse un nuovo amore da vivere.

Ci sono degli step però da superare.

Prima di rinascere, bisogna guarire. E per farlo bisogna ricominciare dall’io. L’esperienza della chiusura di una storia d’amore è un passaggio fisiologico nella vita degli esseri umani.

I motivi che portano alla conclusione di una relazione sembrano differenti (tradimento, amore a distanza che diventa insostenibile, conflittualità, divergenze caratteriali), ma in realtà sono accomunati da un denominatore comune: quella relazione non risponde più ai bisogni di uno o di entrambi i partner.

Gli individui infatti mutano e cambiano a seconda delle esperienze che attraversano e a volte non è più possibile sintonizzarsi sulla stessa frequenza su cui ci si incontrava un tempo.  A questo punto si fa spazio la noia, il rancore, il dolore e ci si allontana.

Quando ci sono i figli di mezzo è normale che i genitori si prendano uno spazio per ritrovarsi  e provino a costruire un ponte per riconnettersi. Quando, nonostante l’impegno, non restano che le macerie bisogna arrendersi all’evidenza e affrontare il lutto della chiusura.

Se si è giovani il tempo di ripresa sarà relativamente breve. Il consiglio è quello di avere fiducia in se stessi, godere della bellezza del mondo e lanciarsi nelle nuove prospettive di vita.

Una delle regole per ricominciare è quella di accettare e accogliere il vuoto, non si può infatti riempirlo subito con qualcos’altro. Nessuno potrà riprendere il posto che lui aveva nella vita della persona abbandonata, ma con il tempo si creerà un nuovo spazio per accogliere un nuovo lui o lei.

Ci sono infatti delle fasi in cui si andrà incontro durante il percorso di guarigione e rinascita.

Inizialmente, anche quando la relazione è ancora in corso, si tende a negare la crisi di coppia. In questa fase possono verificarsi tradimenti e focalizzare il problema è il primo passo per risolverlo.

 Subentra poi la rabbia, ognuno cerca di incolpare l’altro di mancanze, errori e fallimenti. Se ci sono i figli vengono usati come merce di scambio  e strumento di ricatto. Questa fase di solito ha una durata temporale. La rabbia è un potentissimo legame. Segue poi l’allontanamento anche fisico, che spesso non corrisponde a quello mentale. Il focus si sposta dall’altro a sé, la prospettiva non è più plurale, ma singolare.

 Per riprendere in mano la propria vita si riparte dall’io.

Poi c’è il tempo del dolore, della sofferenza che travolge e coinvolge. Per alcuni è melanconia, per altri tristezza o ancora depressione.  Questo è il tempo in cui si guarda a ciò che si è perso, al progetto andato in frantumi, ai ricordi che sbiadiscono.

E’ il regno del vuoto e da qui inizia la rinascita. Toccato il vuoto si sente la voglia di tornare a progettare, a vivere e sognare. Si ha voglia di crescere professionalmente, di innamorarsi di nuovo, anche se può significare soffrire nuovamente.

La ultima tappa è data dalla accettazione e sperimentazione. La vita è una tela bianca e all’inizio questo è spiazzante. Si fanno bilanci e ci si apre al futuro. E’ il momento della creazione e della creatività. Si ha una nuova consapevolezza di sé dopo che si è attraversato un uragano.  E’ tempo di reinventarsi, non conta l’età, ma è il momento di assecondare il proprio ritmo con nuove consapevolezze e un bagaglio di vita in più.

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