La costa degli schiavi

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La Costa degli Schiavi, detta anche Diego Cao è il nome storico di un tratto della costa africana sull’Atlantico, compreso tra la foce del Niger e il regno del Dahomey, zona che si affaccia sul Golfo di Guinea, e che ha la lunghezza di circa 450 km. Si tratta quindi di una zona che corrisponde alla costa degli attuali stati del Togo, del Benin e della parte occidentale dell’odierna Nigeria  E’ anche il titolo di un libro.
“Silenzioso sui loro piedi nudi gli schiavi attraversano duecento anni di storia danese senza lasciare altra traccia che due righe nei libri scolastici che informano che la Danimarca fu il primo paese, ad abolire il traffico degli chiavi”. Si, la mitica e civile Danimarca è stato il primo paese ad abolire la schiavitù, come il primo ad attuarla.
La Danimarca fu il primo paese ad abolire il traffico degli schiavi. Ma quel traffico continuerà per decenni dopo l’abolizione ufficiale, e nessuno schiavo ha mai raccontato la sua storia: per dar voce a quelle migliaia di esseri umani privati della libertà e trascinati dall’altra parte dell’oceano. L’autore del libro, Thorkild Hansen,  va a cercare le tracce dei loro passi nella Guinea danese, l’attuale Ghana, lungo le rive del Volta, tra le rovine dei forti che dominavano con le loro mura bianche quella costa bordata di palme e battuta dalla risacca. E come guida si serve di diari, lettere, documenti lasciati da sette “testimoni oculari” che si sono succeduti nel corso di due secoli tra quelle mura: un tenente, due sacerdoti, un mercante, un medico, un contabile e un governatore. Nella città di Ouidah (Benin), a circa 42 chilometri da Cotonou, permane vivissima la memoria di una delle pagine più oscure della storia dell’umanità: la tratta degli schiavi. Prima di essere caricati sulle navi, gli sventurati dovevano affrontare in catene un persorso di 4 km (oggi l’Unesco ha costruito una via commemorativa), che li conduceva dal centro cittadino all’oceano passando per la Porta del Non Ritorno: era l’inizio della fine. La tragedia a cui erano destinati veniva segnata da un altro rituale inquietante: uomini e donne erano costretti a girare intorno all’ Albero dell’ Oblio, che avrebbe cancellato dalla loro memoria il ricordo della vita passata.

La Costa degli Schiavi non fu l’unica zona coinvolta nel commercio di schiavi che avrebbe avuto luogo per secoli sull’Atlantico; tuttavia, ha un’importanza di primo piano da questo punto di vista, anche perché nel periodo precoloniale era una delle zone più densamente popolate dell’intero continente africano.
Nel XV secolo, le grandi potenze europee iniziarono a creare insediamenti nelle Americhe. Gran parte dei vantaggi economici che le colonie americane potevano garantire erano legate alla creazione di piantagioni (per esempio di canna da zucchero); in seguito, soprattutto con la penetrazione portoghese in Brasile, a questo si aggiunse la prospettiva di ricavare dalle colonie risorse minerarie. In entrambi i casi si richiedeva l’uso di grandi quantità di manodopera per il lavoro pesante. Inizialmente, gli europei tentarono di far lavorare come schiavi gli indigeni americani; questa soluzione tuttavia non risultò sufficiente, soprattutto a causa della decimazione delle popolazioni native dovuta a malattie importate dai conquistatori europei (per esempio il vaiolo).
Nello stesso periodo, gli europei entrarono in contatto con la pratica nordafricana di far schiavi i prigionieri di guerra. I re locali delle regioni nella zona dei moderni Senegal e Benin spesso barattavano questi schiavi con gli europei. Gli schiavi ottenuti dai portoghesi e dagli spagnoli per questa via iniziarono a essere mandati nelle colonie americane, dando inizio al più grande commercio di schiavi della storia, quello attraverso l’Oceano Atlantico. La tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico assunse rapidamente proporzioni senza precedenti, dando origine nelle Americhe a vere e proprie economie basate sullo schiavismo, dai Caraibi fino agli Stati Uniti meridionali. Complessivamente, qualcosa come 12 milioni di schiavi attraversarono l’oceano (la stima è approssimata. La BBC parla di 11 milioni L’Enciclopedia Britannica ritiene che la migrazione forzata fino al 1867 sia quantificabile tra 7 e 10 milioni. La maggior parte degli storici contemporanei stimano che il numero di schiavi africani trasbordati nel Nuovo Mondo sia tra 9,4 e 12 milioni; si tratta di una delle più grandi migrazioni della storia (e certamente la più grande migrazione forzata).
Potenze europee come Portogallo, Regno Unito, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e il Brandeburgo, come anche mercanti provenienti dal Brasile e dal nordamerica presero parte a questo commercio. Le fondamenta della civiltà.

Buona lettura. Thorkil Hansen – La costa degli schiavi – edito da Imperborea. 

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