Magnifica villa romana a Realmonte. Sito da visitare, se solo fosse possibile

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Credo che non capiti a tutti, né tanto meno tutti i giorni, poter prendere il sole e fare il bagno in mare a pochi metri dai resti di una meravigliosa Villa Romana della fine del I secolo d. C.. Di un simile privilegio può godere chi decide di trascorrere una giornata di mare a Punta Grande, una piccola baia che lambisce una spiaggia di finissima sabbia situata tra Porto Empedocle e Realmonte, in contrada Durrueli, ad alcune centinaia di metri dalla famosa Scala dei Turchi. Per poche decine di metri Realmonte “scippa” la proprietà della Villa all’antica zona portuale di Girgenti, Porto Empedocle appunto, città natale dello scrittore Andrea Camilleri.

  Il sito archeologico non si vede neppure se si è distratti o impegnati nella guida lungo la via Nerone che dai Lidi di Porto Empedocle e proseguendo per la SP 68 conduce a Capo Rossello. Esso è nascosto, dietro la recinzione metallica, da arbusti e canneti spontanei, e, in prossimità della Villa, da un’alta siepe di Cipresso di Leyland. Dal primo cancello chiuso con un lucchetto si vede una casa rustica ristrutturata, probabilmente adibita a deposito per attrezzi, e una porzione di terreno rettangolare con arbusti separato dal resto del sito archeologico da un fitto canneto. Poco più avanti, in prossimità di una curva, a sinistra e seminascosto c’è un altro cancello grigio anch’esso chiuso con un lucchetto, che dovrebbe essere l’ingresso principale, attraverso il quale si può sbirciare furtivamente direttamente dentro il sito. Attraverso le sbarre di questo cancello e del terzo chiuso con una catena arrugginita, si riescono a vedere una grezza casupola, probabilmente ufficio dei custodi, alcune eleganti colonne mutile e i bassi resti di muri sullo sfondo azzurro e abbagliante del mare.

  Vera magnificenza antica in riva al mare. Sempre da questo cancello si scorgono inoltre un totem pubblicitario bianco e arancione con i loghi della Comunità Europea, della Repubblica Italiana, della Regione Sicilia e del Programma Operativo FESR, un tipico cartello esplicativo dalla cui foto ingrandita si può leggere il titolo del testo (l’opus tessellatum di tradizione italica) con affiancate due foto di mosaici, e più defilate verso destra alcune tettoie di protezione dei pavimenti in mosaico, con i tubi Innocenti di sostegno arrugginiti. Insomma, spiando dall’esterno si può vedere quanto basta per capire che si tratta di uno straordinario sito archeologico collocato in una posizione invidiabile, più unica che rara per una Villa romana. Andando a memoria, ricordo che in Sicilia solo i templi di Selinunte godono di simile incantevole posizione a pochi metri dalla battigia, anche se in questo caso si tratta di un antico luogo di culto e non di una Villa che oggi definiremmo di lusso.

  La Villa, una tipica Domus romana composta da una zona residenziale e una termale, fu rinvenuta per caso nel dicembre del 1907 durante i lavori per la realizzazione della ferrovia che, passando da Porto Empedocle e Realmonte, doveva collegare Agrigento con Siculiana. Il tracciato ferroviario, oggi dismesso, venne deviato un po’ più a monte per salvaguardare il sito e poter avviare gli scavi per portarlo alla luce, che tra i mesi di maggio e giugno del 1908 rinvennero cinque ambienti: tre con pavimenti in Opus tessellatum (decorati a mosaico) e due in Opus sectile (decorati in lastrine di marmo), raffiguranti scene e divinità marine. Anche le pareti dei vari ambienti erano rivestite in Opus sectile. Gli scavi, interrotti, ripresero nel 1979 e durarono fino al 1981 su iniziativa del Soprintendente di Agrigento Prof. Ernesto De Miro e collaborato da una spedizione archeologica giapponese guidata dal Prof. Masanori Aoyagi dell’Università di Tsukuba. L’area, estesa circa cinquemila metri quadrati, è composta da una serie di ambienti quadrati e rettangolari. L’ala abitativa, situata nella parte settentrionale del sito, si sviluppa attorno a un peristilio a pianta quadrata di 12,50 metri con cinque colonne per lato, i cui intercolumni sono collegati da bassi muretti. Al centro del cortile c’erano l’“impluvium” (vasca di raccolta dell’acqua piovana) e un giardino. Le colonne del peristilio erano circondate da un ambulacro coperto su cui si affacciavano gli ambienti residenziali, quali i “cubicula” (camere da letto), il “triclinium” (sala da pranzo) e il “tablinum” (sala soggiorno). Contiguamente e a sud-ovest di questa grande ala abitativa vi sono i resti di un’altra grande ala adibita a terme private, tipicamente presenti nelle ville patrizie romane e probabilmente edificata successivamente. La “termae” privata, segno distintivo di benessere economico e di una posizione sociale elevata, era caratteristicamente composta da un “apodyterium” (spogliatoio), dal “calidarium”, dal “tepidarium” e dal “frigidarium”. A sud, verso la spiaggia, c’era un muraglione di limite che fungeva da recinzione della Villa e da muro di sostegno dell’area sovrastante. Al posto di questo muro oggi dalla spiaggia si vede una doppia recinzione, soltanto attraverso la quale si può scorgere questo magnifico sito archeologico, purtroppo ancora chiuso al pubblico.

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