Imparare a gestire la sconfitta rende più forti

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Nessuno ti regala niente, nella vita dipende tutto da te. Quante volte abbiamo ascoltato questa frase? Tante. Dai nonni, ai genitori, agli amici più grandi. Parole dirette, che non lasciano spazio alla casualità. Dimostrano il valore della competizione positiva, del sacrificio. Insomma, nulla è impossibile. Pensiamo al riconoscimento delle capacità di chi ci sta intorno, oppure all’accettazione delle proprie responsabilità, dei propri limiti e, perché no, dei propri sbagli. Il saper superare un ostacolo aiuta ad acquisire maggior sicurezza e consapevolezza di quale sia il tuo valore. Sfide e difficoltà rappresentano il pane quotidiano di ogni sportivo, ma allo stesso tempo sono il sale della vita. E lo sport è l’anticamera di quello che ci aspetta nel mondo del lavoro, una specie di stanza di compensazione dove provi sulla tua pelle quello che ti aspetta dietro l’angolo. Impari, ad esempio, a gestire la sconfitta, trasformandola  in energia per ricominciare, ripartendo con una determinazione maggiore. Può sembrare paradossale, ma più perdi, all’inizio, più diventi forte.

Ricordo il primo completo da ciclista. Era di lana infeltrita, usato e rappezzato. La prima bicicletta fu un regalo del mio compagno di banco e di bacchettate. Una volta il direttore sportivo mi chiamò: “Ti aspettiamo a Cellino San Marco per la gara”. “Certo”, risposi. A che ora passate a prendermi? Io non ho l’auto”. Lui: “Sai dov’è la nostra sede, a Taranto? Ti aspettiamo alle 9 lì”. “Come faccio?”. “Hai ancora la bici…?”. Morale: Bari-Taranto in bici, gara pomeridiana a Cellino San Marco di 120 chilometri. Tagliai il traguardo all’11°  posto. In compenso mi riaccompagnarono al ritorno a casa.

Motivazione, costanza, impegno, nello sport come nella vita. Lavorare bene, dopo, è diventato facile, quasi come un gioco. Una volta si pagava per imparare un mestiere. Io ho imparato a lavorare tanto per ottenere quello che voglio, grazie all’insegnamento dei miei genitori, all’educazione e ai valori ricevuti, agli errori commessi sulla mia pelle. I nostri figli ridono quando racconto che per avere una bicicletta nuova, performante, decisi di lavorare in un negozio di biciclette. Mi allenavo al buio, la mattina dalle 4 fino alle 8. Giusto in tempo per l’apertura del negozio. Così fino a sera, senza soste. E’ stato duro, durissimo, in estate. Ma a settembre avevo una Benotto con i fiocchi. Lo sport ti addestra al sacrificio, alla rinuncia, alla privazione, componenti costanti, sempre presenti, per volare alto nella vita. In quei tessuti sociali disgregati, a rischio, dove i giovani sono potenzialmente compromessi, lo sport può rappresentare un’alternativa valida alle ombre sempre in agguato.

Ridono i figli come noi ridevamo ascoltando i racconti dei nonni. Per guardare avanti, però, bisogna prendere quello che di buono abbiamo lasciato alle spalle. Tornare indietro nel tempo non si può. Riproporre il senso del sacrificio, sì. Che significa impegno. Lo stesso che metto al servizio della mia terra, la Puglia.

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