Riparte la stagione della caccia. Si uccide per diletto

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A partire dal 2 settembre scorso, le campagne e i boschi italiani hanno cominciato a subire l’invasione armata dei cacciatori a cui molte Regioni hanno concesso l’avvio della nuova stagione venatoria in “preapertura”: numerose giornate di caccia in più rispetto all’apertura “ordinaria” della caccia che dovrebbe avvenire, secondo la legge nazionale n. 157/1992, la terza domenica di settembre. Come il WWF ripete ogni anno, quella che dovrebbe essere una deroga concessa solo in presenza di rigorose e determinate condizioni scientifiche, è ormai una consuetudine. Le “deroghe” sono quasi sempre autorizzate in violazione delle leggi italiane ed europee poste a tutela degli animali selvatici e delle aree dove vivono, si nutrono e si riproducono. 

Praticamente tutte le regioni hanno consentito la preapertura ricorrendo, in alcuni casi, a tecniche dilatorie pubblicando le delibere che disciplinano i calendari venatori sempre più tardi rispetto alla data del 15 giugno stabilita dalla legge: alcune Regioni stanno pubblicando tra il 25 e il 31 agosto delibere che autorizzano l’apertura anticipata dal 2 settembre! Il motivo è da cercare nel tentativo, maldestro e odioso, al limite del lecito, di rendere difficile, se non impossibile, per il WWF e le altre associazioni ambientaliste, impugnare i provvedimenti dinanzi ai tribunali amministrativi regionali e bloccare questi provvedimenti illegittimi,  in tempo. Nonostante questo il WWF, da solo o insieme ad altre associazioni, grazie ai suoi valenti avvocati, sta impugnando una serie di provvedimenti in una vera e propria corsa contro il tempo. Così è accaduto in Toscana dove si è riusciti a impugnare la delibera della Regione del 25 agosto sulle preaperture ottenendo dal TAR, con decreto monocratico del 31 agosto, la riduzione del carniere giornaliero da 12 a 5 “capi” per cacciatore: un risultato al di sotto delle aspettative, ma che comunque ridurrà la carneficina che i cacciatori stanno per compiere. Risultato ancora migliore in Veneto dove il Presidente del Tar ha sospeso la caccia in preapertura dopo il ricorso delle associazioni:  5 giorni in meno di caccia a 7 specie tra  cui la tortora, un regalo per migliaia di uccelli selvatici. 

La caccia anticipata, che in molti casi è persino autorizzata nei confronti di specie selvatiche qualificate dai competenti organi scientifici europei o internazionali come “vulnerabili” o “in precario stato di conservazione”, ad esempio la Tortora selvatica, ha un gravissimo impatto sulle specie oggetto di prelievo e anche sulle altre specie che, anche se non direttamente  cacciabili nei giorni di preapertura, subiscono danni  indiretti per il disturbo in un momento particolarmente sensibile: quando i piccoli dell’anno sono ancora immaturi, le specie migratrici devono prepararsi ai lunghi voli di ritorno verso i luoghi di svernamento, la scarsità di acqua e cibo a causa delle siccità estive e gli incendi ha già debilitato molte specie. A tutto ciò vanno aggiunti gli immancabili abbattimenti illeciti di specie non cacciabili in preapertura. 

Come se non bastasse, molte delle Regioni che stanno autorizzando l’anticipo della caccia hanno anche deciso il posticipo della chiusura al 10 febbraio, anziché al 31 gennaio per alcune specie. 
Una tendenza filovenatoria delle Regioni resa ancor più evidente dall’adozione di numerosi provvedimenti che tendono ad allargare le maglie delle norme vigenti. In questo campo la maglia nera quest’anno spetta all’Umbriache, non essendo riuscita a predisporre in tempo i tesserini venatori previsti dalla legge, ha creato un “tesserino venatorio provvisorio” inviando alle associazioni venatorie i file di questi pseudo-tesserini e consentendone così una stampa incontrollabile, senza prevedere una numerazione o altra misura idonea a consentire il controllo degli abbattimenti. Ecco perché il WWF ha diffidato la Regione Umbria a revocare con urgenza questo provvedimento. 

Ciliegina sull’amara torta: ignorando beatamente le richieste dell’Unione Europea e del Ministero dell’Ambiente, varie Regioni hanno autorizzato illecitamente la caccia a moriglione e pavoncella che dovrebbero essere invece tutelate registrando la loro popolazione un netto calo negli ultimi anni.

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