Importante intervenire per fermare la “plastica connection”

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L’enorme quantità di rifiuti di plastica generata dal mondo ha aperto le porte alle reti criminali. Un nuovo rapporto Interpolrivela, infatti, l’aumento della criminalità nella gestione globale dei rifiuti di plastica: si tratta di commercio illegale e trattamento illegale dei rifiuti.
Il Rapporto di Analisi Strategica sulle “Tendenze criminali emergenti nel mercato globale dei rifiuti di plastica da gennaio 2018” ha rivelato l’esistenza di spedizioni illegali lungo rotte commerciali di rifiuti di plastica transregionali e intraregionali e l’allarme è tale per cui il WWF chiede con urgenza che sia messa in campo un’azione globale da parte di governi, forze dell’ordine, imprese e consumatori.
 
L’Interpol ha evidenziato l’infiltrazione di reti criminali nel commercio dei rifiuti di plastica, una vera e propria ‘Plastica connection’ che ha agito sia dirottando illegalmente le spedizioni sia gestendo in modo non autorizzato i rifiuti stessi. La dimensione di questa gestione illegale di rifiuti di plastica è molto ampia e coinvolge almeno 52 delle 257 rotte commerciali analizzate dall’Interpol.
 
“La presenza di attività criminali relative ai rifiuti è una minaccia crescente che getta le sue radici  in un problema più profondo: l’incapacità di gestire sia l’utilizzo che la nostra produzione di plastica – dichiara Isabella Pratesi, direttore conservazione di WWF Italia -. A fianco del crescente e pervasivo inquinamento da plastica sugli ecosistemi marini e gli studi che dimostrano l’esposizione degli organismi viventi, compresi noi umani, a nano e microplastiche che pervadono ogni angolo del pianeta, ora assistiamo anche alle sue implicazioni criminali. L’unica soluzione per affrontare questa crisi che ormai trascende i confini nazionali è un cambiamento dell’intero sistema e una maggiore responsabilità. Dobbiamo essere consapevoli che i rifiuti di plastica sono un vero e proprio business criminale, che mette a rischio la salute del pianeta, partendo da quella del mare. Il WWF chiede ai leader mondiali di unirsi per un trattato globale che affronti l’inquinamento marino da plastica”.
 
Per decenni, la Cina ha rappresentato una soluzione ‘facile’, ricevendo la metà dei rifiuti di plastica del mondo, Europa compresa. Nel 2018, a seguito della sua azione per limitare le importazioni di rifiuti di plastica, il traffico è stato reindirizzato e ha travolto paesi alternativi aprendo così le porte alla criminalità opportunistica.
Nel mirino dei trafficanti ci sono i paesi asiatici in via di sviluppo, in particolare quelli con capacità limitate di gestione e applicazione delle normative sui rifiuti.
Nel maggio 2020, la Malesia ha avviato il costoso e vasto processo di “rimpatrio” di 3.737 tonnellate di rifiuti di plastica verso 13 diversi paesi da dove provenivano, equivalenti a 150 container.
Dal 2021 si dovrebbero adottare a livello mondiale misure internazionali sul commercio internazionale di rifiuti di plastica, secondo la Convenzione di Basilea. Tuttavia, l’Interpolha evidenziato la necessità di aumentare il controllo sull’applicazioni delle leggi sui rifiuti visto che i criminali hanno mostrato negli ultimi due anni di essere in molto in grado di sfruttare la situazione a proprio vantaggio.
 
“L’inquinamento globale da plastica è oggi una delle minacce ambientali più pervasive per il pianeta e la sua corretta regolamentazione e gestione è di fondamentale importanza per la sicurezza ambientale globale”, sottolinea il presidente del Comitato consultivo per la conformità e l’applicazione dell’ambiente di Interpol, Calum MacDonald, anche direttore esecutivo della Scottish Environmental Protection Agency (SEPA).
 
A seguito della richiesta di Interpolper una maggiore cooperazione internazionale e tra le forze dell’ordine, il WWF ha delineato una serie di ulteriori raccomandazioni richieste per una risposta internazionale da parte dei governi.
 
a) Accelerare i negoziati per un accordo globale legalmente vincolante con piani d’azione e regolamenti nazionali chiari, compreso il supporto per la gestione dei rifiuti nei paesi a basso reddito.
b) Rafforzare i meccanismi esistenti come l’eliminazione graduale della plastica monouso, il miglioramento della capacità di riciclaggio domestico nei mercati sviluppati e la risoluzione delle lacune nella gestione dei rifiuti nelle economie in via di sviluppo.
c) Innovare e ampliare le alternative alla plastica rispettose dell’ambiente.
d) Investire nella ricerca e nello sviluppo di capacità per migliorare il monitoraggio e l’applicazione delle norme sui rifiuti di plastica.
 
Intanto sta crescendo la spinta per un quadro globale completo che affronti l’inquinamento da plastica alla fonte. Circa 2 milioni di persone in tutto il mondo hanno firmato una petizione del WWF che esorta i propri governi a stabilire un trattato globale legalmente vincolante per affrontare l’inquinamento marino da plastica e 133 paesi hanno già espresso il loro sostegno ad esplorare l’opzione di un accordo globale.

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