Nell’Inferno sovietico

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La recensione a questo libro (nell’Inferno sovietico) offre l’occasione per stimolare una riflessione su un argomento che da oltre mezzo secolo ma soprattutto negli ultimi 20 anni ci propinano h24. Si si. Fate un prova: andate sul sito del Corriere della Sera, archivio, parola chiave comunismo oppure Stalin il più gettonato e scoprirete che in tutto l’anno ci sono stati oltre 365 pezzi. Ciò vuole dire che sul Corriere ogni giorno si scrive sul comunismo o comunque se ne parla. La politica poi quando non sa più come giustificarsi dà sempre la colpa ad un “lui”. Chissà perché. Secondo voi dicono bene o male? Obiettivo o no? Come mai in modo così assiduo? A questa domanda non risponderò. Le domande sono molteplici. Certamente ognuno di noi ha le sue idee in merito, non tutti francamente. Frutto della propaganda di ognuna delle parti in causa.

Commentiamo solo alcuni contenuti della presentazione del libro che trascrivo in corsivo virgolettato.

“Se la storiografia sui lager nazisti è ampia e numerosi sono i saggi e le memorie dei sopravvissuti che raccontano l´indicibile tragedia del popolo ebraico non si può dire lo stesso per la produzione letteraria sugli strumenti di potere utilizzati dal totalitarismo sovietico: i gulag.” Che pure c’è stata. I Solgenitsin, i Sakarov e pezzi grossi come il generale Jaruzelski hanno scritto molto in merito (interessante la sua biografia). Riguardo agli strumenti del potere, non mi pare fossero i gulag. Mi sa che la capienza non era tale da contenerli tutti. Gli strumenti del potere sovietico si chiamavano lotta di classe e dittatura del proletariato. Contenuti a noi sconosciuti.

“La tremenda realtà dei gulag sovietici, rivelata in occidente per primo da Solgenitsin come aberrante fenomeno dell´epoca staliniana si è andata rivelando nella sua vasta dimensione di tragedia umana da un paio di decenni a questa parte, anche a seguito delle aperture democratiche, attraverso le memorie dei sopravvissuti, storie intense di vita vissuta.” Fu proprio Goebbels a denunciarlo negli anni ’30. (sic!) Ebbene ricordare che la tremenda realtà dei gulag non è stato un fenomeno dell’epoca sovietica. I gulag esistevano già dai tempi del cristianissimo Zar. Stalin ad esempio è stato uno dei tanti “ospiti” dei gulag. Addirittura per 12 anni. Ma pensa.

“In questo filone si colloca lo straordinario libro di memorie di Irena Moczulska che, grazie all´efficace traduzione di Augusto Fonseca, giunge al pubblico italiano come un nuovo tassello, un prezioso frammento nella conoscenza di un periodo storico caratterizzato dal genocidio rosso-sovietico ancora poco conosciuto.” Che il libro sia straordinario mi sembra un eufemismo. Cosa c’è di straordinario su notizie note da decenni? Mah! Quanto al genocidio rosso-sovietico: il termine rimarca e dimostra la poca serenità d’animo della redattrice, che raccoglie testimonianze vere fatte passare però come unica cosa a cui quel sistema si adoperava. Frutto dello sgridazzare dell’uomo del mais (come lo chiamavano i popoli dell’urss) ovvero di Krusciov il quale fece sue le parole pronunciante un decennio prima appunto da Goebbels, per giustificare la demolizione dell’Urss che da lui partì. Ma questa sottigliezza è roba da filologi.

Cosa erano i gulag nel periodo sovietico? Campi di sterminio? Ovvero quei campi il cui unico scopo era quello di eliminare fisicamente la gente comune, gli oppositori? E possiamo paragonarli a quelli nazisti? Cosa ci racconta la storia in merito? Di prove sui campi nazisti ce ne sono… a milioni. Sappiamo quale fosse il loro utilizzo. Lo hanno anche ammesso. Ma sui gulag? La verità è che i gulag generalmente venivano utilizzati come campi di rieducazione. Le condizioni di vita non erano certo da Hotel a 4 stelle. A riguardo si potrebbero paragonare le condizioni di vita nei gulag con le civilissime carceri dei paesi occidentali ed i centri di permanenza per gli extra comunitari in Italia?  Perché molte persone sono state rinchiuse nei gulag? Perché in ogni società moderna c’è sempre chi rema contro. Idee. Legittime. Ma il sistema si difende. Nel periodo ante guerra per la sicurezza dello stato (uno stato ha la legittimità di difendersi?) Macchiavellica la cosa vero?  Solo che se lo facevano i Medici, Papi e Principi, tutto andava bene Li ricordiamo solo come brava gente: l’arte la cultura… i valzer. Per l’Urss tale concetto non vale, ovviamente.

Si diceva, che nel periodo ante guerra subito dopo il patto Germania-Urss, la diplomazia dei soviet si riprese i territori da sempre russi strappati dalla Germania con la firma del trattato di pace di Brest-Litovsk durante la prima guerra mondiale. Inutilmente il governo Sovietico negli anni ’30 chiese a più riprese al governo Polacco di sottoscrivere un accordo. Mai i polacchi lo avrebbero fatto con gli atei bolscevichi. Preferirono in prima istanza allearsi con la Germania nazista al fine di spartirsi la Cecoslovacchia. Si La Polonia fece ciò. I polacchi questi lo dimenticano. Poi la Germania diede il ben servito alla Polonia.

“Nell´inferno sovietico” ripercorre con una prosa scorrevole e coinvolgente la vita di Irena Moczulska dal maggio del 1939, quando nel cortile del ginnasio-liceo Pilsudski ritira il diploma di maturità liceale, al suo ritorno nell´amata Polonia dopo i duri anni trascorsi come deportata nel Kazakistàn. Dopo la stupenda descrizione della città di Pinsk “scrigno dei miei anni più belli”, e della rigogliosa natura che la circonda e dopo il ricordo struggente degli adorati professori – l´insegnante di canto Witezak, quello di biologia Tadeusz Srela, il sacerdote Don Szczerbicki, uomo di grande umanità e attivo nell´Associazione Scout Polacchi – l´autrice in un crescendo di emozioni ci conduce nel vortice della guerra e della deportazione.

Gli eventi raccontati dal libro, ripercorrono storie vere. Ne ho lette diverse. Colpiscono il nostro animo. Ciò è indubbio. Ieri come oggi Se ripercorriamo la storia del popolo polacco guardando al passato, vediamo però che una vera identità nazionale, confini sicuri, uno sviluppo economico pacifico, la Polonia lo ha solo ottenuto nella sua centenaria storia solo dal dopo guerra ad oggi.

Il 17 settembre 1939 segna l´avvento dell´era comunista in Polonia: Irena Moczulska, insieme ad altri giovani, entra a far parte di un´organizzazione clandestina chiamata Pow allo scopo di lottare contro l´occupazione sovietica. Per questa sua appartenenza viene arrestata nel febbraio 1940 e senza alcun processo deportata in un campo di concentramento nel Kazakistàn settentrionale. Per Irena Moczulska inizia un inferno che durerà sei lunghi anni descritto nei particolari più duri, restituendoci l´orrore della vita carceraria con la sporcizia, le sevizie e lo squallore quotidiano prima nel carcere di Pinsk, poi in quello di Minsk, “il vecchio castellaccio di Sapieha” dove spesso sarà costretta a vivere in isolamento nelle celle di rigore della torre. E ancora la descrizione del viaggio verso Dolinka che durerà più di tre settimane “rinchiusi in carri bestiame” in una lotta quotidiana per “non perdere la dignità di persone, per non finire come gli animali” colpisce per l´intensità emotiva e per la crudeltà degli aguzzini ma anche per la forza d´animo che Irena ha sempre conservato anche nei momenti più difficili. Il libro è arricchito dalla presenza di personaggi indimenticabili, Ingusci, Ebrei, Russi e Polacchi, che accompagnano Irena, la madre e la sorella condividendone le disavventure negli anni della deportazione: ad ognuno di loro l´autrice dà voce rendendoli in tal modo immortali. Non mancano il freddo, la fame e le malattie ma anche gli strenui tentativi di Irena di affrontare ciò che la vita le riserva con coraggio e con quella fede radicata in Dio che testimoniano l´alta figura morale di questa giovane donna.

Si certo. Come è anche vero che sin dal maggio 1943, la formazione della Prima Divisione di Fanteria “Tadeusz Kosciuszko” che divenne di seguito il Primo Corpo Polacco e, dal marzo 1944, la Prima Armata dell’Esercito Polacco comandata dal generale Zygmunt Berling combatteva insieme all’armata rossa per la liberazione della Polonia. A quanto pare altri polacchi hanno avuto una storia diversa. Anche questa è storia. I polacchi, Ingusci, Ebrei contribuirono in unità e simbiosi con l’esercito regolare sovietico alla liberazione d’Europa, pagando un caro prezzo (25 milioni di morti). Ma che dico. La guerra l’hanno vinta gli americani. Vogliamo parlare dello sbarco in Normandia?

Breve conclusione. Sono concessi dei parallelismi nella storia? Come definiranno i nostri posteri, molto, molto lontani la nostra epoca? Quando c’era il muro ci raccontavano che lì la gente moriva di fame. Da noi la società del consumismo e del benessere per tutti. Nel 1989 di questo anche noi eravamo convinti. Li abbiamo attratti e son venuti da noi. Ed oggi? Guardiamo la nostra società, guardiamo in noi stessi. Chiaramente il sistema economico e sociale non ha alcuna responsabilità vero?

Di noi forse diranno che ogni anno nel nostro paese ci sono migliaia di morti bianche, giovani disoccupati che si suicidano, precariato a vita, diritti calpestati, scandali finanziari, furti legalizzati. Una morale che non c’è più, i ladri vengono premiati e votati, l’onesto deriso. Devo continuare? Lì in quel tempo c’era un riferimento: il capo assoluto. Qui, oggi non c’è il capo assoluto, inteso come persona fisica. Ma c’è il sistema economico sociale che nessuno contesta. Come si intitolerà il libro del futuro?
Lo chiameranno “l’infermo della democrazia”. Chissà.

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