Episteme e processo penale. Il libro

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Episteme e processo penale (editore Giapeto, 2020), ultima impegnativa opera del prolifico autore Sergio Ricchitelli, traccia il delicato rapporto tra processo e scienza, ausilio imprescindibile ma controverso della verità (processuale) dei fatti umani in sede giudiziaria. È questo il checollega le tre parti del volume.

L’Autore dedica la prima parte all’analisi della relazione tra la prova “scientifica” e le disposizioni generali del codice in materia di mezzi di prova, dimostrando come l’intero procedimento probatorio richieda un metodo e una criteriologia scientifica, individuata nella migliore scienza ed esperienza del tempo in cui si svolge.

Aspetto centrale della seconda parte dell’opera è, invece, l’analisi del percorso epistemico che qualifica la prova in termini scientifici, una volta approvato il metodo epistemico utilizzato nel relativo procedimento.

Per finire, la terza parte ricostruisce la storia dell’epistemologia nel processo penale, evidenziando la circostanza che l’indefettibile requisito per cui il procedimento probatorio si svolga secondo i canoni dell’episteme risulta un connotato del giusto processo costituzionalmente sancito all’art. 111.

Ed invero il principio in virtù del quale la formazione della prova deve avvenire nel contradditorio delle parti altro non è che la codificazione costituzionale di quel metodo dialettico, espressione autentica del nostro processo accusatorio.

Il giudice, acquisite le prove nel processo, condurrà la fase della loro valutazione mediante percorsi logici scientifici talché il procedimento probatorio non potrà non sfociare indubbiamente nella formazione di una vera e propria prova scientifica, l’unica idonea a provare la verità processuale che traspare dalla decisione finale.

Tirando le fila del discorso, si formerà la prova nell’ambito del procedimento penale solo se ed in quanto la fonte o il mezzo siano stati valutati dal giudice nel contraddittorio tramite un iter di argomentazione logica, di credibilità razionale, talché possano qualificarsi quali prove scientifiche da porre alla base della decisione finale.   

Quella prova scientifica che, connotata da altri indizi comporterà, dunque, un giudizio di responsabilità allorquando sia grave, precisa e concordante.

Il giusto processo costituzionale, in definitiva, si realizzerà nella sentenza, quando il giudicante esporrà in maniera chiara e precisa le ragioni della sua decisione, racchiuse nella prova scientifica, formatasi nel contraddittorio tra le parti, prova che corroborerà il giudizio di responsabilità dell’imputato.  

Prof. Avv. Giuseppe Losappio

Ordinario di diritto penale – Università degli Studi “Aldo Moro” – Bari

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