Zoomafia: fenomenologia di un complesso di crimini contro gli animali

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Il nuovo Rapporto Zoomafia LAV, come abbiamo visto negli articoli precedenti, analizza la fenomenologia dei crimini contro gli animali. Continuiamo con l’analisi dei vari filoni, così come fotografati dal Rapporto.

I pirati dei fiumi – Una vera emergenza, tanto grave quanto sconosciuta: il bracconaggio ittico nelle acque interne. Si tratta di un fenomeno sempre più esteso e che crea allarme e preoccupazione. In alcune province del Nord, i fiumi, grandi e piccoli, sono saccheggiati da bande di predatori umani: pescatori di frodo, quasi tutti stranieri dell’Est Europa, che dispongono di mezzi, barche potenti, furgoni-frigo, reti lunghe centinaia di metri, che occupano le sponde fluviali con ricoveri di fortuna e con bivacchi che deturpano il paesaggio, e che usano, spesso, intimidazioni e minacce nei riguardi degli addetti ai controlli. Le organizzazioni di bracconieri, provenienti da Romania, Albania e Moldavia, si dividono aree e canali con logiche simili a quelle dei clan mafiosi. Generando un giro di affari illeciti da 20mila euro a settimana.

“Malandrinaggio” di mare: un malaffare a danno della biodiversità marina – Il mare in mano ai pirati della pesca di frodo, che con le loro flottiglie depredano le popolazioni di pesce, devastano i fondali, impoveriscono la biodiversità. Secondo diverse fonti la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Inn rappresenta tra il 10 e il 22% del volume del pescato globale, ovvero tra 11e 26 milioni di tonnellate l’anno, per un fatturato annuo compreso tra 10 e 23,5 miliardi di dollari. Tonnellate di tonno rosso, di pesce spada, di molluschi, di novellame, di anguille, insieme a migliaia di ricci e a quintali di datteri di mare posti sotto sequestro nel nostro Paese nel 2019.

Nel business del pesce non manca l’infiltrazione della mafia o della camorra che, come diverse inchieste hanno accertato, sono infiltrate in società operanti nel settore ittico.

Combattimenti tra animali – Nel 2019 non sono state registrate importanti inchieste o operazioni di contrasto: è stato denunciato solo un minorenne e sono stati sequestrati 4 cani. Questo è un dato preoccupante poiché il fenomeno non è assolutamente sconfitto. Dal 1998 fino al 2019 compreso sono stati sequestrati circa 1268 cani e 120 galli da combattimento. 521 le persone denunciate, compresi 16 arrestati. Almeno 3 i combattimenti interrotti in flagranza. I reati correlati vanno dallo spaccio di sostanze stupefacenti all’associazione per delinquere, dalla violazione di domicilio al furto di energia elettrica, dall’invasione di terreni alla ricettazione degli animali.

Internet e traffici di animali – Internet rappresenta un fattore criminogeno per molte condotte a danno degli animali. La bacheca virtuale e universale della rete fornisce una sicura quanto anonima vetrina per video e foto di violenze contro gli animali. Immagini e video simili fanno il giro del mondo attraverso social network e scatenano un pericoloso effetto emulativo. La diffusione di immagini e video riguarda diverse tipologie di maltrattamenti che vanno dall’uccisione gratuita (es. animali dati a fuoco, lanciati da edifici, scuoiati vivi, ecc.) al maltrattamento violento (animali picchiati, feriti, appesi, usati come bersaglio, ecc.) a fenomeni più complessi come il crush fetish, i combattimenti tra animali, le corse clandestine di cavalli, la zooerastia.

Schematicamente, i principali modi di utilizzo di Internet per attività illegali contro gli animali sono:

  • Diffusione di immagini e video relativi ad uccisioni e atti di violenza contro animali;
  • Commercio e traffico di animali;
  • Raccolta di scommesse su competizioni tra o di animali;
  • Promozione di attività illegali a danno di animali;
  • Truffe e raggiri con uso fittizio di animali.

Zoocriminalità minorile: la “scuola” della violenza – Infine, la zoocriminalità minorile, ovvero il coinvolgimento di minorenni o bambini in attività illegali con uso di animali o in crimini contro gli animali. Inquietanti e preoccupanti i casi elencati nel Rapporto, spesso motivati da mera crudeltà e insensibilità per la sofferenza altrui: una tartaruga presa a calci; piccioni sparati con pistole ad aria compressa; chat in cui si inneggia alla violenza in genere, compresa all’uccisione di animali.

Le varie indagini svolte nel corso degli anni nel nostro Paese hanno fatto emergere una realtà zoomafiosa, composita, articolata e con capacità di tessere rapporti collusivi con apparati della pubblica amministrazione. Si pensi a quanto emerso nelle indagini sul business canili, sul traffico di cuccioli o sul controllo dei pascoli: appartenenti alla pubblica amministrazione infedeli che prestavano servigi e favori a gruppi criminali dediti a tali traffici. Si sbaglia se si pensa che siano attività delinquenziali residuali. Se si contestualizzano alcuni fenomeni, si scopre che non sono affatto attività delinquenziali trascurabili. Se si controlla, ad esempio, l’affaire randagismo in una determinata zona, significa accaparrarsi un’importante fetta di convenzioni con gli enti locali. Se si controllano i pascoli, vuol dire mettere le mani su uno degli affari più cospicui e remunerativi del territorio, che non ha nulla da invidiare agli altri business criminali. Se si costituiscono società fittizie per importare cuccioli dall’estero facendo anche uso di truffe carosello, si attua una commistione tra flussi finanziari illeciti e fondi di origine lecita, tipica delle attività di riciclaggio. Insomma, sono molteplici gli interessi connessi allo sfruttamento criminale degli animali che possono stimolare gli appetiti della criminalità organizzata e i casi accertati lo dimostrano.

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