Maria, donna del popolo (Tonino Bello)

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Sì, il Signore se l’è scelta proprio di là.

Oggi diremmo: dai rioni popolari, grevi di sudori e impregnati di stabbio. Dai quartieri bassi, dove i tuguri dei poveri, se rimangono ancora in piedi, è perché si appoggiano a vicenda.

Penso a certe periferie, dove le zanzare brulicano sulle pozzanghere della strada, e le mosche volteggiano sugli escrementi. O a certe zone del centro storico, imbandierate con i panni del bucato, dove vige il condominio degli stessi rumori e degli stessi silenzi.

Il Signore, Maria, l’ha scoperta lì. Nell’intreccio dei vicoli, profumati di minestre meridiane e allietati dal grido dei fruttivendoli. Tra le fanciulle che, dai pianerottoli colmi di gerani, parlavano d’amore. Nel cortile dove i vicini prolungavano nell’ultimo sbadiglio i racconti della sera, prima che si consumasse l’olio della lampada e risonasse il tintinnare dei chiavistelli e si sprangassero gli usci.

L’ha scoperta lì. Non lungo i corsi della capitale, ma in un villaggio di pecorai, sconosciuto nell’ Antico Testamento, anzi, additato al pubblico sarcasmo dagli abitanti delle borgate vicine: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?».

L’ha scoperta lì, in mezzo alla gente comune, e se l’è fatta sua.

Maria non aveva particolari ascendenze dinastiche. L’araldica della sua famiglia non vantava stemmi nobiliari come Giuseppe. Lui, sì: benché si fosse ridotto a fare il carpentiere, era del casato illustre di Davide. Lei, invece, era una donna del popolo. Ne aveva assorbito la cultura e il linguaggio, i ritornelli delle canzoni e la segretezza del pianto, il costume del silenzio e le stigmate della povertà. Prima di diventare madre, Maria era, dunque, figlia del popolo. Apparteneva, anzi, all’ anima più intima del popolo: agli anawim, alla schiera dei poveri. Al resto d’Israele, sopravvissuto allo sgretolamento delle tragedie nazionali. A quel nucleo residuale, cioè, che teneva vive le speranze dei profeti, nel quale si concentravano le promesse dei patriarchi, e da cui passava il filo rosso della fedeltà: «Farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele». Così aveva profetato Sofonia.

Donna del popolo, Maria si mescola con i pellegrini che salgono al tempio e si accompagna alle loro salmodie. E se in uno di questi viaggi perde Gesù dodicenne, è perché, «credendolo nella carovana», non sa immaginarsi suo figlio estraneo all’ ansimare della gente comune.

C’è nel Vangelo di Marco una icona di incomparabile bellezza che delinea la natura, la vocazione e il destino popolare di Maria. Un giorno, mentre Gesù sta parlando alla folla che lo ascolta seduta in cerchio, arriva lei con alcuni parenti. A chi lo avverte della sua presenza, Gesù, girando tutto intorno lo sguardo e additando la folla, esclama: «Ecco mia madre… ».

A prima vista, potrebbe sembrare una scortesia. Invece, la risposta di Gesù, che identifica sua madre con la folla, è il monumento più splendido eretto a Maria, donna fatta popolo.

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