Infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività di gioco e scommesse. Allarme della DIA

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Le indagini degli ultimi anni hanno fatto emergere, in maniera evidente, un adeguamento della criminalità organizzata ai nuovi business, manifestando una sempre maggiore capacità di intercettare i settori potenzialmente più redditizi. Tra questi, si è imposto il settore dei giochi e delle scommesse, attorno al quale sono andati a posizionarsi gli interessi di tutte le organizzazioni mafiose, dalla camorra alla ‘ndrangheta, dalla criminalità pugliese a Cosa Nostra, in alcuni casi addirittura consociate tra di loro. La DIA nella sua ultima relazione semestrale ha dedicato un intero capitolo al fenomeno.

L’interesse delle mafie per la gestione delle attività di “giuoco” e delle scommesse illegali è storico. La camorra napoletana già a metà dell’800 ne faceva uno degli affari più redditizi. Bische clandestine, allibratori illegali strategicamente posizionati presso ippodromi, cinodromi e circuiti di gare, gioco d’azzardo, hanno rappresentato per le varie mafie una sicura quanto solida fonte di guadagno.

Nella seconda metà degli anni Settanta, a seguito dell’insediamento a Napoli di alcuni tra i più pericolosi mafiosi, si creò un intreccio fra camorra e Cosa Nostra e accanto alle case da gioco legali fiorirono le bische clandestine, il toto nero, la gestione delle “macchinette mangiasoldi”; per non parlare, poi, di cavalli, ippodromi, cinodromi.

Nei primi anni ’80, la malavita si è prepotentemente affermata in affari “più silenti”, con il controllo delle attività di scommesse e bische clandestine. Ciò avveniva in tutto il Paese: a Palermo con i Bontade, a Cosenza con gli affiliati del boss ‘ndranghetista Franco Pino e a Reggio Calabria con gli uomini della cosca De Stefano, nel Napoletano e nel Salernitano con la camorra cutoliana, a Roma con la Banda della Magliana e a Milano con quella di Francis Turatello. Interessi che, negli anni seguenti, si spostarono progressivamente anche verso il settore delle slot-machine e la raccolta delle scommesse clandestine calcistiche.

Il vero passaggio ad attività di interesse primario si avrà a partire dagli anni 2000, quando le mafie comprendono l’elevata dimensione economica del mondo del gioco e delle scommesse prodotta dal circuito legale. A partire dal 2000, infatti, vengono immesse nel circuito nuove tipologie di gioco, fra cui le scommesse sportive e gli apparecchi da intrattenimento, i videopoker, con il preciso scopo di supplire alcune che ormai erano lontane dagli interessi dei consumatori, tra cui il “Totocalcio” ed il “Totogol”.

In merito è opportuno tenere conto dell’evoluzione sociologica e normativa sviluppatasi nel tempo. La regolamentazione delle attività giochi e scommesse può essere descritta come articolata in tre grandi periodi, che corrispondono a diversi modelli di intervento.

Il primo periodo, tra il 1989 e il 1992, risente della percezione del gioco d’azzardo come un disvalore etico, un problema di “polizia dei costumi”, e quindi come una questione relativa al mantenimento dell’ordine interno e al controllo sociale della “sicurezza”, oggetto di prescrizioni repressive, culminate nelle disposizioni a contenute nel TULPS.

Il secondo periodo, tra il 1992 e il 2003, con la crisi valutaria iniziata a partire del 1992, vede il gioco d’azzardo mutare prospettiva ed iniziare ad essere considerato come una fonte notevole di entrate tributarie, un nuovo strumento per lo Stato per ridurre il debito pubblico, pur continuando ad essere percepito come disvalore e come fenomeno socialmente riprovevole.

La terza fase, a partire dal 2003 sino ad oggi, è caratterizzata da un cambiamento di obiettivo e sono state poste le fondamenta per l’organizzazione del gioco d’azzardo come vero e proprio settore economico. In questo periodo è collocata la trasformazione dei Monopoli di Stato in Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), dotata di poteri di gestione, regolazione, programmazione, strategia di mercato.

Si manifesta, pertanto, la necessità di mantenere alta l’attenzione nei confronti di un settore che, se non adeguatamente controllato, oltre a rappresentare un’importante fonte economica per le casse delle mafie, comporta molteplici effetti negativi anche sul piano economico e sociale.

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