A tu per tu con Marco Lodola e le sue installazioni luminose

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Le istallazioni colorate  e luminose  di Marco Lodola, artista di fama internazionale, hanno illuminato ed abbellito le piazze e i luoghi più  suggestivi  d’Italia, da nord a sud, ed hanno superato i confini nazionali.

Ha esposto a Roma, Milano, Firenze, Bologna, Lione, Vienna, Madrid, Barcellona, Parigi e Amsterdam. Repubblica Popolare Cinese nei locali degli ex archivi della città imperiale di Pechino, Stati Uniti, Miami, New York, solo per citare qualche esempio.

Le sculture rimarranno collocate nelle maggiori piazze cittadine, come è già avvenuto a Montecarlo, Riccione, Faenza, Bologna, Paestum e al Castello Visconteo di Pavia, San Paolo di Brasile e Cagliari.

L’inizio del mio lavoro – dice – risale agli anni ’80 ed includeva pittura, un tipo di pittura su plastica, e poi sculture luminose a parete, negli ultimi quindici anni sono riuscito, con l’avvento delle sculture a piede ad invadere diversi spazi, ed era quello che desideravo, per l’intenzione di illuminare tutte le città, non solo italiane, ma del mondo, e in qualche caso ci sono riuscito.

Da Sanremo alla Reggia di Caserta, c’è una location che avresti voluto raggiungere con una tua opera e ancora non hai potuto farlo?

C’è un mondo intero da illuminare. Io ho avuto grandi soddisfazioni, anche se mi piacerebbe Parigi, New york, certo lì ho esposto, ma non in modo permanente, certo mi piacerebbe come ho fatto a San Paolo  del Brasile o all’aeroporto Città del Messico, o ancora con la Ballerina blu  al Casinò di Montecarlo.

Il lockdown ha bloccato molti artisti e l’arte ne hai sofferto?

Non ho sofferto particolarmente perché i miei meccanismi lavorativi sono dettati dai ritmi casa – chiesa, non mi è mai piaciuto più di tanto andare per esposizioni o chissà dove, perciò non ho risentito di questa mancanza di libertà. Per me la libertà è essere in studio, fare quello che mi piace, perchè anche in un periodo così black time, ho avuto soddisfazioni comunque.

Le opere d’arte sono considerate un bene rifugio. È ancora così oggi?

Non sono cambiate le direttive classiche, è sempre stato un investimento l’arte, e ora ancora di più, però io parto dal fatto che uno dovrebbe comprarsi dei lavori perché gli piacciono e trova delle affinità, se poi ha la fortuna di fare un investimento meglio ancora, ma non si dovrebbe partire da questo presupposto. Ci sono situazioni di mercato ben precise, costruite per cui le opere sono beni rifugio come l’oro o le azioni.

Le tue opere abbelliscono case e ville di tanti personaggi famosi? C è qualche episodio che vuoi raccontare?

Nella mia storia d’artista ho avuto tanti incontri che mi hanno arricchito con scrittori, musicisti, attori, e non ho particolari  aneddoti se non addirittura l’imbarazzo di quando ho incontrato tanti anni fa Renzo Arbore, che per me era un mito, ed è un mito, un re della televisione, che mi ha sempre trattato  con  grande, sussiego ed onore. Lui mi chiama il maestro della plastica e noi ci chiamano così, lui ha una grande collezione di plastiche e perciò tutte le volte che lo sento e che mi dedica tempo, io resto quasi in imbarazzo ad ascoltarlo, e mi devo riprendere dal fatto che sto parlando con lui e non a Renzo Arbore, il re dello swing.

Fondamentale per te il rapporto di collaborazione professionale con persone veramente qualificate e valide come Sebastiano Pepe e Nicolò Giovine con cui ha realizzato importanti progetti. Puoi anticiparci prossimi obiettivi?

L’incontro con Sebastiano e Nicolò (della Avangart… Avangart Connessioni Creative) è avvenuto anni fa ed è stato bello  per l’entrambi perché forse la mia esperienza e il mio entusiasmo hanno fatto la giusta combinazione per lavorare insieme; abbiamo fatto tante cose e tante ne faremo. Adesso il prossimo progetto,  in particolare, è una operazione legata  all’ Esselunga in cui sono legate anche delle mostre, una esposizione a Parigi e in divenire ci sono tanti progetti e tante soddisfazioni. Speriamo che la cosa continui…

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