L’ultimo Visconti

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Alla fine degli  anni sessanta Visconti, ispirandosi al dibattito storiografico postnazista, realizza La caduta degli dei (1969) con  Dirk Bogard, Helmut Berger e Ingrid Thulin come protagonisti. La storia è quella dell’ascesa e caduta della famiglia proprietaria delle più importanti acciaierie tedesche all’avvento del nazismo. In una intervista ad un giornalista americano egli ammise di riproporre un argomento simile poichè gli echi della storia non si erano ancora dissolti e quindi un film sulla tragicità del nazismo era d’obbligo per evitare ritorni in auge. Il film costituisce il primo tassello di quella che sarà poi definita la ‘trilogia tedesca’. Gli altri due film saranno Morte a Venezia del 1971 e Ludwig del 1973.

Più letterariamente complessa, anche se cinematograficamente più lineare, è l’operazione esercitata  da Visconti su “Morte a Venezia” di Thomas Mann.

Visconti ha sempre esternato una venerazione per Mann, come per tutta la cultura tedesca, per cui appena si profilò la certezza che il film si sarebbe realizzato si isolò totalmente dal mondo esterno per dedicarsi alla preparazione. Nel racconto Morte a Venezia il regista trova il clima, l’atmosfera e i temi che corrispondono alla sua sensibilità di uomo d’arte e quelle vaghe atmosfere che tanto gli ricordano il suo passato.

“Morte a Venezia non è una storia sentimentale, ma di distruzione. E’ la ricerca della perfezione da parte dell’artista. Il suo significato simbolico è che si può arrivare alla bellezza assoluta solo attraverso la morte”.

Morte a Venezia è indubbiamente il film  a cui  d’istinto si associa la musica di Gustav Mahler.

L’accostamento Mann- Mahler fu un’idea tutta di Visconti e si deve a lui se Mahler d’improvviso fu conosciuto in tutto il mondo. Egli scelse di commentare il film con le musiche del compositore tedesco anche per il forte legame di amicizia tra Thomas Mann e Gustav Mahler. Infatti esiste un ampio carteggio tra i due artisti nel quale si fa riferimento a scambi di omaggi di partiture e libri e poi come dichiara lo stesso Mann nei suoi diari “Il protagonista al quale ho dato il nome di Aschenbach è uno scrittore tormentato che ho descritto fisicamente prendendo a modello Gustav Mahler”

Lo stesso Mann sentiva e confessava un’affinità tra la sua storia e la musica di Mahler che Visconti già avrebbe voluto per il film “La caduta degli dèi”.

L’adagietto della V Sinfonia, eseguito dall’Orchestra di S.Cecilia, diretta da Franco Mannino, diventa sin dai titoli di testa motivo conduttore della narrazione filmica, invisibile ma presente, personaggio chiave, espressione del tormento interiore del protagonista, simbolo di un’epoca in declino, di una società che più volte il regista dichiara sentire sua. Infatti il film è ambientato negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale e quella descrizione della società, del mondo artistico, letterario, musicale è proprio il mondo in cui lui è cresciuto, tanto da dichiarare che “aiutato da una memoria visiva involontaria, riesco a ricostruire l’atmosfera dell’epoca.”

Tutto il film è coreografato su Mahler. Dirk Bogarde, l’attore interprete di Gustav von Ascenbach, ha rilasciato una testimonianza che dà conferma di come Visconti conoscesse dettagliatamente la struttura musicale dell’Adagietto e a tal proposito ammette “Visconti mi diede una sola indicazione in tutto il film. Abbiamo girato per cinque mesi e una sola volta mi disse di fare una cosa. Mentre ero sul motoscafo che passa sotto il ponte di Rialto, la seconda volta in cui torno all’albergo, mi disse < quando senti il sole sotto il ponte, quando senti che il sole ti viene in faccia, alzati in piedi>. Non sapevo il perché ma mi alzai. E’ il grande crescendo e il punto culminante dell’adagio”.

Altri elementi musicali provengono da ballabili viennesi dell’epoca del film, dal valzer e aria della Vedova allegra di Léhàr e da un sottofondo sfuocato del Carnevale di Venezia.

La musica fa anche da trait-d’union per due scene apparentemente distanti.

In una scena Tadzio accenna in modo molto incerto al tema Per Elisa di Beethoven, questo tema riporta Ascenbach con un flashback a tanti anni addietro quando aveva incontrato in un bordello una ragazzina che accennava al pianoforte la stessa musica. Visconti precisò che questa scelta gli permise di unificare e sdoppiare allo stesso tempo l’elemento della contaminazione, dell’attrazione dei sensi e quello della purezza infantile. La ragazza del bordello ricorda un po’ Tadzio perché ha anche lei un volto puerile.

Casuale la scelta di Per Elisa, come casuale, in fase di lavorazione risultava la scelta della Ninna nanna di Mussorgskj che la cantante Masha Predit intona nella scena precedente la morte di Aschenbach.

Nel film, partiti i villeggianti, restano sulla spiaggia solo i personaggi russi. Quando casualmente V. chiede alla cantante di intonare qualcosa che sapesse a memoria la Predit gli fa ascoltare, emozionando tutta la troupe, quelle pagine che il regista inserisce come preludio denso e nostalgico, estenuato e triste alla morte del protagonista.

L’epilogo è affidato al IV Tempo della III Sinfonia di Mahler culminante con l’immagine di Tadzio che in controluce, come una visione, tra mare e cielo, simbolo di una bellezza irraggiungibile se non con la morte, assume la posa di un Efebo ellenico, abbagliando la morte che viene a prendersi Aschenbach.

Ludwig è il terzo film della Tetralogia Tedesca ipotizzata dal regista milanese che vedeva come quarto film la versione cinematografica de La montagna incantata di Thomas Mann. Fu interpretato da Helmut Berger, Romy Schneider, Trevor Howard, Silvana Mangano.

La sceneggiatura d Ludwig, interpretato da Helmut Berger, si articola intorno alla vita del Re di Baviera dal 1864, anno della sua incoronazione al 1884, anno della sua morte.

Gli ambienti, i luoghi, i rapporti familiari, la relazione con la cugina Elisabetta d’Austria e la sua amicizia con Richard Wagner, sono rivissuti attraverso gli occhi, l’anima, il pensiero del protagonista.

La musica, in questo film, assume un ruolo di presenza dominante, simbolo e metafora di quanto nel Re ci sia di positivo, della sua inquietante ricerca di bellezza e di purezza contro la sua solitudine esistenziale.

Nella descrizione del rapporto che avvicinò il re al musicista, la musica wagneriana si fa elemento vivo e determinate nell’evolversi stesso della narrazione, evidenziando l’ammirazione di Ludwig per  Wagner, e l’opportunismo di quest’ultimo. Anche in questo film le musiche sono state dirette dal suo più caro amico e cognato Franco Mannino. Il grande musicista riuscì persino a reperire l’ultima composizione di Wagner scritta a mano dietro il manoscritto di Parsifal e in possesso di Toscanini. Fu inserita nella scrittura originale nei titoli di testa e poi orchestrata per quelli di coda.

Il celeberrimo Idillio di Sigfrido è suonato da un’orchestrina che il regista situa ai piedi delle scale della sala di casa Wagner, nella notte di Natale. Il compositore lo offre in dono alla moglie Cosima (Silvana Mangano) e all’ultimo figlio nato, mentre Ludwig, ormai già malato e sofferente termina la sua vita nel tormento. La triste traversia del Re tedesco si unisce a quella del regista che al termine delle riprese ebbe un ictus che lo lasciò semiparalizzato fino alla fine dei suoi giorni.

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