Uno dei maggiori effetti del Covid è la riregionalizzazione delle prospettive economiche

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La Germania, la più internazionalizzata delle economie europee, ha immediatamente capito che la incertezza sulla evoluzione del contagio non è di breve periodo e quindi conviene ritornare a guardare all’interno dell’Europa per ritagliarsi gli spazi che potrebbero essere persi negli USA e in Cina (oltre ad altri). Un po’ come in Italia ove senza vergogna si parla di sviluppo del sud non certo per “aiutare” il sud ma per avere maggior gettito fiscale per i politici romani e per permettere al Nord di esportare maggiormente le loro mercanzie nel mezzogiorno, così la Germania potrebbe risvegliare nella propria politica un europeismo che non ha mai avuto per sbolognare a noi un po’ più delle sue auto. Così sentiamo i commentatori bene informati dire che l’Europa ha aperto i rubinetti della spesa e il rigore – così in voga alcuni anni fa – diviene d’incanto un ricordo lontanissimo (con ulteriore offesa per chi lo ha subito e dando ragione a chi lo ha avversato dal primo momento come noi).

In cosa consisterà questa maggiore benignità non lo sappiamo; possiamo immaginare che riguarderà maggiormente il nord; probabilmente al bilancio pubblico non saranno imposti i limiti draconiani cui siamo abituati; certamente alle piccole imprese sarà chiesto l’ulteriore umiliazione di “chiedere” aiuti per investimenti previsti dai piani pianificati dagli “esperti” europei premiando le aziende attrezzate amministrativamente per la percezione di tali aiuti; tutto ciò avrà come effetto collaterale la falsificazione del funzionamento del mercato.

Cioè non cambia nulla, cioè si rafforzerà il vecchio sistema che produceva, ma non sempre, lo zero virgola qualcosa di Pil.

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