La sindrome della capanna che ci tiene ancora a casa

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Viene definita “sindrome del prigioniero” o “sindrome della capanna” e riguarda  coloro i quali, dopo il lungo periodo di quarantena, ancora faticano ad uscire di nuovo di casa e, quando proprio devono farlo, provano insicurezza, ansia e timori. E con loro bisogna avere pazienza aiutandoli a superare ansie e preoccupazioni un passo per volta, come fossero bambini che imparano a camminare.

 La reclusione forzata a cui siamo stati sottoposti, secondo la Società italiana di psichiatria, ha generato, anche fra chi non ha subito lutti o non è stato toccato,  disturbi traumatici da stress. Essendo il Coronavirus, piccolo, invisibile, sconosciuto, facilmente trasmettibile, ha scatenato le paure più profonde.

In alcuni soggetti i timori sono sfociati nell’ipocondria, intesa come eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute e, in queste persone, ogni minimo sintomo viene associato al covid 19. E allora aumenta di conseguenza la tensione, l’aggressività e i sintomi da stress come l’insonnia, sintomi gastro-intestinali.

La paura nelle giuste dosi è necessaria per attivarci durante i pericoli senza perdere lucidità ma è necessario spegnere i segnali di allerta eccessiva, individuando e mettendo da parte pensieri negativi ed angosciosi.

In questi mesi i più hanno imparato ad ascoltarsi. Un po’ tutti abbiamo studiato cose e materie nuove, abbiamo sperimentato nuovi hobby e approfondito nuovi argomenti. Continuiamo ad adoperare le giuste accortezze, invitando gli altri a farlo, ma senza chiuderci nel nostro guscio avendo maturato certamente delle esperienze che ci hanno arricchito dentro.

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