Un viaggio italiano

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Recensione al romanzo di Philipp Blom, Marsilio editori, 2020

Quando si scrive che attraverso la lettura si vivono tante vite e si viaggia all’infinito non possiamo che essere d’accordo. Un romanzo, un saggio o un racconto ci permettono di andare oltre il nostro presente, di condurre esperienze inimmaginabili e percorrere strade infinite. Tra i tantissimi romanzi letti a tema musicale, il più recente di Philipp Blom mi ha veramente condotto in giro per l’Europa attraverso secoli importanti.

Un viaggio italiano, edito a maggio 2020 da Marsilio affronta una lunga e turbinosa ricerca storica scaturita dopo l’acquisto di un violino anonimo, senza alcuna datazione e il desiderio di risalire ad una paternità. Philipp Blom è uno storico, giornalista e scrittore tedesco nato ad Amburgo, formatosi poi a Vienna e Oxford, ha pubblicato in Italia Il primo inverno: la piccola era glaciale e l’inizio della modernità europea (1570-1700) e intraprende in questo Viaggio italiano  un Tour d’altri tempi sul suolo del Vecchio continente. Infatti il titolo “italiano” è limitante poiché il viaggio è decisamente più ampio.

Per un musicista lo strumento di elezione è il partner più intimo, un prolungamento del corpo che racchiude tutte le possibilità espressive. A volte sembra di cantare da solo, altre stupisce l’esecutore con risonanze nuove, un timbro che prima non sembrava possedere; certi giorni si sottrae al dialogo e non c’è verso di farlo cantare…”

Il romanzo è autobiografico, Philipp ha studiato violino poichè figlio di musicisti. Nonostante il suo forte impegno non è riuscito a farne una carriera da professionista ma un giorno capita per caso dal suo liutaio e prova un violino. Ne rimane estasiato e lo acquista, forse anche ad un prezzo inferiore del suo valore. Dopo qualche tempo inizia una ricerca spasmodica sull’autore, datazione ed evoluzione dello strumento.

In alcuni casi il rapporto con il proprio strumento si fa intenso: è l’altra metà di un duo di trapezisti…Si finisce per dipendere dalle sue possibilità e dai suoi capricci però quando le risonanze sono in armonia tra loro, quando i gesti e le intenzioni si fondono, il discrimine tra carne e il legno scompare: in questi momenti si prova qualcosa di simile alla felicità“.

La ricerca è estenuante e obbliga Philipp a mettere in campo tutte le sue conoscenze in ambito musicale, contatta liutai, case d’asta, expertise, storici, esperti d’arte per risalire al fantomatico autore.  L’appassionante lettura ci conduce attraverso l’Europa per seguire i vari conoscitori di liuteria ma soprattutto nell’Europa del tardo ‘600 e inizio ‘700 in cui rivivere una ricostruzione dettagliata della liuteria barocca, delle “Vie”  di percorrenza della musica che seguivano quelle dei commerci. Questo viaggio europeo rimbalza tra la Baviera, L’Aia, Londra, Vienna, Parigi, Venezia – fulcro indiscusso dell’arte musicale. Attraverso il romanzo si conoscono le economie, i commerci, le costruzioni urbane, l’arte, le fazioni religiose, le guerre  e soprattutto la storia della musica. Si scopre così che la mirabile cittadina di Füssen, in Algovia, conosciuta ai nostri giorni per il fantastico castello costruito da Ludwig II è stata culla di liutai prima di liuto e poi di violini. E’ qui che con ogni probabilità è nato l’autore ignoto poi trasferirsi in Laguna per lavorare a bottega.

Le pagine scorrono amabilmente tra le vicende personali dell’autore  e quelle storiche del periodo.

Come amo definire alcuni scritti, la microstoria qui si intreccia alla macrostoria: artigiani, mercanti, girovaghi, artisti ingaggiati da padroni più o meno illustri, cortigiani, dame castigate o disinibite, giovani in cerca di fortuna animano una Venezia e un Nord Europa ricco di eventi. Importanti sono i riferimenti storici a grandi viaggiatori del ‘700 uno fra tutti Charles Burney che nei loro diari hanno ben raccontato quanto conoscevano. A proposito del celebre Conservatorio della Pietà in cui insegnava Antonio Vivaldi leggiamo “Nel pomeriggio sono tornato alla Pietà, le giovani collegiali, cantando, hanno fatto mille virtuosità… Si finì al solito con una Sinfonia. L’Orchestra di questo Conservatorio è numerosissima poichè nell’ospizio sono circa mille giovanette, fra le quali settanta musiciste, tra cantanti e suonatrici“.

Un racconto di vite di uomini che si intrecciano alla storia attraverso le sapienti mani di un liutaio e di tutti i violinisti che dal quello strumento hanno prodotto suoni e regalato emozioni immense.

Quando brandivano i loro strumenti riuscivano a interrompere il corso del tempo, a trascinare con se’ una platea di perfetti sconosciuti sull’onda di un’estasi comune”

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