Sindaci (e Presidenti di Provincia) all’assalto della diligenza statale

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Mentre si intravede la normalizzazione post covid riemergono le miserie di sempre. I sindaci italiani, all’unisono, sono andati al Presidente del Consiglio a chiedere soldi. Hanno dimostrato, carte alla mano, che l’emergenza ha ridotto drasticamente il gettito fiscale locale e quindi vogliono che lo stato riempia questo vuoto; in mancanza – dicono – si dovranno ridurre i servizi e dove si ritira il comune avanza la malavita.

Naturalmente si parla di soldi che lo Stato poi deve avere da qualcuno che stia fuori dal perimetro pubblico: l’Europa (prestiti) o le imprese (tasse).

Ma è la natura dell’odierna politica: lo Stato chiede soldi all’Europa, il Sud al Nord, il Nord allo Stato, le imprese allo Stato e alle banche, le banche allo Stato, le grandi imprese allo Stato…

E’ l’accattonaggio come regola fondante della politica e come argomento di insegnamento e di lavoro…

Lavorare alzandosi presto, sporcandosi le mani e rischiando di tasca propria non è più di moda, erodendo dalle fondamenta il nostro modello di sviluppo.

È stupefacente l’arroganza di questi signori sindaci (ma anche presidenti di Province) che non si rendono conto di tracimare nella minaccia, peraltro arbitraria; nessuno che si renda conto che lo Stato e loro stessi fino a ieri hanno chiesto alle imprese di sacrificare interamente il proprio reddito, le hanno minacciate di multe severe se si fossero azzardate ad aprire o a lavorare! Nello stesso tempo, non hanno ridotto di un euro il reddito dei dipendenti comunali, provinciali e pubblici in generale, ai quali non è stato chiesto nessun sacrificio, né, tanto meno, si sono offerti di contribuire al sacrificio generale, mentre pochissimi dipendenti pubblici come i medici hanno rischiato e sacrificato la vita senza alcun tornaconto.

Ci sono cittadini di serie A e altri di serie B; non v’è chi non se ne avvede.

Che dire poi dei pluri pensionati con assegni oltre i mille euro?!

Come si pensa che si possa tornare a lavorare se il modello premiato è quello del dipendente pubblico al caldo a casa propria a fare non si sa cosa? Non v’è nessuno che non voglia fare lo stesso e vivere di certezze, anche se modeste, e non v’è nessuno ormai che non ritenga di averne il diritto!!!

Siamo molto più vicini di quanto non si creda al sistema socialista nel quale tutti sono direttamente o indirettamente stipendiati pubblici, e quindi tutti hanno diritto di chiedere di più dal comune datore di lavoro.

E quindi siamo tutti vicinissimi a tornare a patire la fame.

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