Il punto sulle eccellenze: olio, pomodori, verdure e pasta. Prospettive e problemi

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E’ stato costituito il Consorzio per la tutela e la valorizzazione dell’olio extravergine a Denominazione di Indicazione Geografica Protetta di Puglia. A darne notizia è Coldiretti Puglia che rende nota la chiusura del percorso formale della IGP “Olio di Puglia” e la nomina alla presidenza del Consorzio di Pantaleo Piccinno di Caprarica di Lecce e alla vicepresidenza Maria Di Martino di Trani. Il marchio IGP “Olio di Puglia” sarà ben riconoscibile per il logo distintivo caratterizzato da un’antica moneta romana che simboleggia l’unità della regione Puglia ed il suo legame storico con la coltivazione dell’olivo.

Il brand IGP garantirà che l’olio extravergine sia di alta qualità, con parametri chimico-fisici ed organolettici di assoluto valore, faccia bene alla salute, perché il disciplinare prevede che solo oli con un elevato livello di polifenoli – i più importanti antiossidanti naturali – possano diventare IGP, certificando le proprietà con un apposito claim salutistico in etichetta previsto dall’UE.

Inoltre dovrà essere imbottigliato entro l’anno di produzione e deve essere di assoluta provenienza regionale, un olio certamente “Made in Puglia” sia per la produzione delle olive, sia per la trasformazione in olio, ma anche per il confezionamento che dovrà essere effettuato a una distanza definita dal luogo di produzione.

Questo disciplinare è il risultato di un percorso lungo e ambizioso.

Il progetto punta sulla qualità in una regione che produce oltre il 50% dell’olio extravergine italiano”.

Lo stoccaggio, l’imbottigliamento e il confezionamento devono avvenire all’interno nella zona geografica delimitata (zona di produzione) entro e non oltre il 31 ottobre successivo all’annata olearia di produzione.

Dopo l’olio una altra eccellenza pugliese è il pomodoro.

Coldiretti e Princes uniscono i propri sforzi per sostenere il “Made in Italy” della filiera del pomodoro valorizzandone l’elevata qualità e l’identità nazionale, con un accordo che garantisce una remunerazione in campo che gli agricoltori non vedevano da 22 anni, anche per rispondere all’emergenza siccità che ha colpito duramente la provincia di Foggia.

L’accordo garantisce produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, con i coltivatori che si vedranno riconosciuto un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti per rispettare il disciplinare di produzione basato su una equa pianificazione degli investimenti.

L’Accordo si prefigge lo scopo di contrastare pratiche commerciali sleali come i casi di aste capestro on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione, nonostante il codice etico firmato l’anno scorso fra il Ministero delle Politiche Agricole e le principali catene della grande distribuzione.

Notizie invece non confortanti quelle riguardanti i danni causati dal maltempo. Una improvvisa ondata di maltempo  ha colpito il Salento con piogge violente e grandinate che hanno danneggiato le verdure nei campi.

Distrutti dalla grandine in pochi attimi in provincia di Lecce insalate, angurie, bietole, cicorie, sedano e le piantine appena messe a dimora di melanzane e peperoni. L’assoluta mancanza di liquidità e le gravi situazioni debitorie che ne conseguiranno necessitano di interventi non riconducibili alle calamità ordinarie bensì a strumenti straordinari che, oltre a dare sollievo economico alle imprese agricole, dovranno prevedere urgenti opere di manutenzione.

Anche la pasta è un fiore all’occhiello della nostra Regione.

E’ corsa alla pasta Made in Italy che utilizza solo grano nazionale con il mercato dei cibi patriottici in grande espansione che ha raggiunto il valore record di 7,1 miliardi e interessa ormai il 25% di tutti gli alimenti sugli scaffali dei supermercati con bandiere, simboli, scritte e denominazioni che richiamano il Belpaese.

La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, ma è, d’altro canto, la regione che paradossalmente  ne importa di più.

Un segnale positivo viene dal moltiplicarsi di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale al 100% del grano impiegato, impensabile fino a pochi anni.

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