Donne e giovani. L’emergenza sanitaria diventa emergenza sociale

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La pandemia ha avuto un effetto “devastante e sproporzionato” sui giovani lavoratori, sulle donne, su studenti e finanche sui professionisti. Secondo i dati raccolti dall’Organizzazione mondiale del lavoro, più di un ragazzo su sei ha smesso di lavorare. In tanti poi lamentano una riduzione del 23% del monte ore di lavoro.
L’emergenza sanitaria complessivamente sta portando a una perdita stimata nel 10,7% delle ore lavorate nel mondo, nel secondo trimestre 2020, rispetto all’ultimo trimestre del 2019, pari a 305 milioni di posti a tempo pieno. 
I giovani sono quindi più esposti a questa crisi per il tipo di attività che svolgono: il 77% è nell’economia informale (la media per gli over 25 è di circa il 60%) e in oltre 4 casi su dieci opera nei settori più colpiti, dove sono occupati 178 milioni di ragazzi. Inoltre, già prima della crisi, c’erano 267 milioni di giovani che non studiavano né lavoravano (i cosiddetti Neet, not in employment, education or training), inclusi quasi 68 milioni di disoccupati.
Molti commercialisti e consulenti finanziari stanno scoraggiando i professionisti a tenere aperti i loro studi perché i costi di gestione e le tasse sono superiori alle entrate soprattutto per chi non ha una clientela consolidata. In tanti hanno fatto consulenze on line che non hanno portato ad introiti, ma al mantenimento dell’utenza.
L’emergenza sanitaria ha reso la vita più difficile anche molti studenti. Metà di loro si aspetta di completare i propri studi in ritardo, mentre il 10% dubita di poterli completare del tutto. I giovani spesso sono impegnati in lavoretti che in questo momento sono venuti completamente a mancare essendo stato azzerato il settore del divertimento e ridotto quello della ristorazione.
Si deve quindi pensare in maniera corretta e mirata, soprattutto in tempi brevi, a politiche di rilancio che mettano in primo piano proprio i giovani.
Altre vittime proprio le donne.
I progetti delle donne sono stati falcidiati dal Covid-19. Una donna su due ha dovuto abbandonare piani e prospettive a causa del carico di lavoro aumentato che ha portato la pandemia. E 6 donne su 10 in Italia hanno dovuto gestire da sole famiglia, figli e persone anziane.
Il tutto spesso accompagnato dal carico del proprio lavoro da portare avanti. Non sono affatto confortanti i dati che emergono da una seria indagine.
Si è cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà che le famiglie e i più fragili stanno attraversando durante l’emergenza.
Le più sofferenti sono quelle nella fascia 31-50 anni: il 71% non ha avuto aiuti.
L’attuale emergenza Covid ha infatti messo a dura prova molte famiglie. E le figure più provate sono state proprio quelle femminili, chiamate a riorganizzare i ritmi della quotidianità dividendosi tra lavoro, cura della casa, gestione delle attività scolastiche e dei momenti di gioco dei figli e spesso assistenza ai familiari più anziani.
Il sovraccarico ha riguardato tutto il territorio nazionale, da Nord e Sud, anche se non sempre con la stessa entità. Le donne, per il 60%, hanno gestito da sole il carico familiare contro il 21% degli uomini. Ad avere il maggior carico di lavoro sono state le donne della fascia di età intermedia, tra i 31 e 50 anni.
Molte lamentano di essere state lasciate sole senza supporti e lo smart working non ha certo agevolato la situazione con i piccoli a casa che hanno avuto bisogno del supporto anche per la didattica a distanza.
Donne penalizzate anche in fase di ripresa finché le scuole saranno chiuse.
Tra i vari tipi di assistenza, quello che pesa di più soprattutto per le donne tra i 31 e i 50 anni è proprio l’assistenza ai figli per compiti e la didattica online, enfatizzato dal fatto che tutte le mansioni quotidiane si sono dovute svolgere in contemporanea.
Si chiedono al più presto maggiori assunzioni di insegnanti, stabilizzazione dei e delle precarie, e più spazi scolastici per garantire la riapertura degli istituti a tutti gli studenti.
Solo l’1% dei genitori utilizzerà il bonus baby sitter.
Dovranno prendersi cura dei figli esclusivamente da sole il 63% delle donne italiane, contro il 12% degli uomini. Significativo il dato che nonostante il bonus, solo l’1% delle mamme e dei papà dichiarano che si avvarranno del supporto di babysitter.
Le misure messe in campo dalle Istituzioni siano inadeguate o insufficienti a rispondere ai bisogni delle donne in particolare e delle famiglie in generale per garantire i loro diritti. Le donne dichiarano un senso di oppressione, di difficoltà nel gestire un carico mentale e fisico enorme, nella maggior parte dei casi senza poterlo condividere con nessuno.
Il Coronavirus  ha agito come amplificatore di una situazione già presente, e purtroppo spesso ignorata: il senso di oppressione e il carico familiare e di cura delle donne hanno infatti radici profonde nel nostro contesto culturale.

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