Difesa Grande, bosco dimenticato – #1

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Difesa Grande è il più vasto bosco naturale in provincia di Bari. Un insieme di microhabitat forestali di straordinaria importanza conservazionistica. Piccole zone umide si alternano a garighe e a lembi di boschi d’alto fusto. È stato, non sapremmo dire se lo è ancora, il fiore della dignità civica di Gravina in Puglia fin dal medioevo. Nelle “Notizie storiche sulla città di Gravina” di Domenico Nardone, si dice che al tempo di Federico II di Svevia, Gravina venne definita dall’Imperatore “Giardino di letizie” perché «Gravina si distingueva più che mai dalle altre terre di Puglia […] per i numerosi e vasti boschi tutti popolati di armenti e ricchi di selvaggina […]». A tre chilometri dal centro abitato c’era e non c’è più, la “Foresta o Selva Orsini”. In un documento del 1309, racconta padre D’Amico nella sua “Fitostoria della provincia di Bari” del 1955, è definita patrimonio feudale. Alla sua tutela e gestione era demandato un magister forestarum e la selva era riserva di caccia dell’Imperatore.

L’acquisto del bosco

Nel XVI secolo l’Università (l’attuale Comune) di Gravina acquistò dal Viceré il Bosco Difesa attiguo alla Selva di cui abbiamo detto e la chiesa che ne faceva da confine era dedicata a S. Donato della Selva. D’Amico racconta che il più antico documento che attesta esistenza e proprietà di Difesa Grande è datato 1084 d.C. Racconta anche che il bosco fu salvato dalla furia disboscatrice del XIX secolo grazie all’accortezza dei dirigenti del Comune che dimostrarono come il bosco non appartenesse al Demanio ma fosse proprietà patrimoniale acquisita nel XVI secolo e che, quindi, non poteva essere assoggettato alle quotizzazioni per il taglio. Racconta lo storico Nardone: «Tutto il fondo è diviso in 6 sezioni. In ognuna vi è un fabbricato rurale con ricetti per gli animali e ricoveri per il personale. Il Comune poi, oltre al reddito che può ricavare dal taglio della legna, ne fitta annualmente il pascolo per sezione, ricavando un utile che oscilla secondo le annate. Nel sessennio 1925-1930 si ebbe un reddito di Lire 150.000 annue». In quel periodo l’estensione di Difesa Grande era di oltre 1.898 ettari. Oggi quel bosco continua a svolgere il proprio “lavoro ecologico”, non ha subito gravi mutilazioni nell’estensione che resta tutt’oggi di circa 1.890 ettari, ma ha subìto il più grande degli affronti per molto tempo: l’oblío. Non dei cittadini che al bosco comunale si sono sempre rivolti per le più svariate attività (dagli usi civici – anche se il bosco di difesa ne dovrebbe essere salvaguardato – alla raccolta di erbe spontanee e di funghi; dall’attività sportiva alla caccia  – che pure dovrebbe essere bandita -), ma delle amministrazioni che si sono succedute. Il Bosco Difesa Grande e  la gravina di Gravina in Puglia sono tra le aree protette da istituire ai sensi della legge regionale n. 19/1997. Anche in questo caso, dopo 23 anni si sta ancora aspettando la tutela effettiva. Nel frattempo si è fatto in modo che il bosco fosse protetto dalle norme comunitarie della direttiva “Habitat” come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e che si spendessero un bel po’ di quattrini per un piano di gestione approvato dalla Giunta regionale nel 2009.

Il grande incendio del 2012

Ma di gestione, finora, Difesa Grande non ne ha vista. Il parco nazionale dell’Alta Murgia, pur non avendo competenza sull’area, ha aiutato il comune di Gravina tentando di far rivivere uno dei più importanti vivai forestali della Puglia abbandonato da tempo e situato proprio nel bosco. 70.000 Euro che il parco nazionale stanziò nel 2011 e che furono come manna dal cielo per Gravina dopo che un incendio disastroso mandò in fumo oltre 700 ettari di Difesa Grande. Con grandi difficoltà quelle risorse hanno consentito di assumere fino a quattro unità di personale e produrre migliaia di piante forestali autoctone in parte utilizzate anche per opere pubbliche. Oggi il vivaio continua a produrre sia pure con una sola persona. Ma su Difesa Grande il racconto non finisce qui.

(www.fabiomodesti.it)

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