Omeopatia: questa sconosciuta

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Chi scrive pratica omeopatia e fitoterapia da oltre 15 anni. E chi ci credeva. Mi son dovuto ricredere, scusate il gioco di parole, ma oggi con certezza non lascio più il principio e la pratica –seppur fastidiosa – dell’omeopatia.

Alla base dell’omeopatia è il cosiddetto principio di similitudine del farmaco (similia similibus curantur) enunciato dallo stesso Hahnemann e per il quale il rimedio appropriato per una determinata malattia è dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella malata. La sostanza, detta anche principio omeopatico, una volta individuata, viene somministrata al malato in una quantità fortemente diluita, definita dagli omeopati potenza. L’opinione degli omeopati è che diluizioni maggiori della stessa sostanza non provochino una riduzione dell’effetto farmacologico bensì un suo potenziamento.

I rimedi omeopatici infatti non sono farmaci, perché farmaco è ciò che agisce con meccanismo bio-chimico e contiene un principio attivo più eventuali eccipienti, il rimedio invece agisce con meccanismo fisico-chimico, non contiene “nulla” al suo interno se non “l’informazione” della sostanza di partenza (questo si ottiene con l’indispensabile procedimento di diluizione-dinamizzazione della sostanza di partenza, di solito una tintura madre).

L’OMS riconosce la Medicina Omeopatica come Medicina Tradizionale, mi sembra quindi opportuno far conoscere meglio questa affascinante Scienza a base di rimedi naturali che per millenni l’uomo ha utilizzato e che scompaiono nell’epoca del consumismo della libertà e della democrazia.

L’omeopatia ha conosciuto nei decenni scorsi uno sviluppo e una progressiva diffusione. Oggi l’omeopatia, considerata una pratica medica alternativa o complementare alla medicina scientifica (alla quale gli omeopati si riferiscono spesso come “medicina allopatica“, sebbene i principi dell’allopatia siano essi stessi non riconosciuti dalla scienza), è diffusa in molti paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, India). In Italia un’indagine dell’ISTAT del dicembre 1999 su un campione di 30.000 famiglie ha mostrato che dal 1991 al 1999 la quota della popolazione che ha fatto uso di rimedi omeopatici è passata dal 2,5 all’8,2%.

Il motto dell’Omeopatia “Similia Similibus Curentur” vuole indicare che solo creando artificialmente, grazie al rimedio, una malattia il più simile possibile a quella da curare (“il più simile” vuol dire il più “risonante”, perché a livello energetico si parla di risonanza) è possibile “accordare” (l’analogia musicale qui calza a pennello parlando di risonanza) la Forza Vitale, l’unico punto sul quale è necessario agire per ristabilire l’equilibrio e contrastare quindi la malattia, ovviamente causata dai miasmi. Il farmaco allopatico invece agisce a livello cellulare, non sub-atomico (quindi a livello molto più superficiale), non agisce quindi sulla Forza Vitale ma sulla sua manifestazione, cioè sul sintomo, con lo scopo di farlo scomparire.

Si potrebbe pensare, facendo un’analogia molto semplificata, che il farmaco per portare un’informazione si serva di un piccione viaggiatore, il rimedio omeopatico invece si serve dei più tecnologici sistemi wireless. Denigrare l’Omeopatia e dire in modo pregiudizievole che è “acqua fresca” vuol dire rinnegare il lavoro che i più grandi fisici quantistici hanno fatto fin dai primi anni del ‘900 e del lontano passato e continuano a fare tutt’ora.

Le persone che si curano omeopaticamente ad un certo punto non si ammalano più, perché non ne hanno più bisogno: si può dire altrettanto delle persone che si curano coi farmaci? La medicina attuale allunga la Vita, peccato poi che intervistando gli ultra-centenari si scopre che non hanno mai visto un medico!
Il rimedio omeopatico viene ricavato dai 3 regni (minerale, vegetale, animale) e in più dal “regno” umano (in questo caso si parla di nosodi), quindi l’Omeopatia non è semplicemente la “cura con le erbe” (ossia la fitoterapia) e non va confusa né con la floriterapia e né con la naturopatia: la particolarità del rimedio omeopatico è proprio la provenienza della sostanza di partenza, appartenente a tutti i regni, ed al processo di diluizione-dinamizzazione caratteristico.

Altra affascinante particolarità del rimedio omeopatico è il fatto che esso è paragonabile ad un “individuo”: cosa vuol dire questo? Se noi leggiamo il “libro dei rimedi” (chiamato Materia Medica) per ogni rimedio troveremo tutta una serie di caratteristiche fisiche, sintomatologiche e psicologiche, proprio come se parlassimo con una persona in carne ed ossa.

Il rimedio ci “parla” come se fosse una persona, e proprio grazie a questa caratteristica unica, nella visita omeopatica il Medico capirà quale rimedio si “accorda” meglio con quello che ci dice (anche non verbalmente) il paziente, il quale riferirà caratteristiche sovrapponibili a quelle di un rimedio particolare che sarà il suo “Simile”, cioè quello che “risuona meglio” con le sue caratteristiche fisiche, sintomatologiche e psicologiche.

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