Si muore ancora di e per coronavirus

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Si continua a morire di coronavirus, ma anche per il coronavirus. Due tristi realtà. La pandemia ha colpito duro il mondo intero seminando morte e disperazione ovunque perché oltre all’aspetto sanitario ha interessato anche quello economico e nello stesso tempo quello umano.

Strettamente legati ai freddi numeri dei bollettini giornalieri dei casi degli ammalati, dei positivi e dei negativi, ci sono però altri numeri atrettanto tristi e drammatici perché oltre a morire di corona virus, quindi a causa dei sintomi di questo virus, si continua a morire per le conseguenze che ha provocato. Di suicidi di solito non se ne parla per l’effetto emulazione che possono suscitare, ma quando i dati si fanno drammatici non si può non riflettere in merito.

Sono tanti gli imprenditori che, attanagliati dalle preoccupazioni e dalle difficoltà di una crisi che in questi mesi di stop non ha risparmiato le aziende, hanno deciso di farla finita. Le responsabilità verso i dipendenti che in aziende piccole o a conduzione famigliare si trasformano in affetti stabili e parte integrante della famiglia, hanno determinato questi gesti tragici. Imprenditori, disoccupati, dipendenti, titolari di partita IVA, lavoratori occasionali hanno dovuto fare i conti con gli effetti devastanti e non preventivati del blocco totale delle attività e della produzione dovuto all’ emergenza corona virus. Sono tanti i ristoratori, i titolari di bar ed esercizi commerciali che hanno deciso di non rialzare le saracinesche a causa dei troppi impedimenti e degli adempimenti burocratici oltre al fatto che lamentano un inadeguato sostegno da parte dello stato.

L’Osservatorio permanente sul fenomeno delle morti legate alla crisi e alle difficoltà economiche ha lanciato l’allarme per il dramma che si sta consumando nel nostro Paese passato in secondo piano. Quella che si osserva infatti è una tragedia nella tragedia. I dati sono importanti se si confrontano con l’anno precedente e se si aggiungono poi quelli relativi ai tentati suicidi dovuti all’assenza di reddito e a mancanza di interventi di sostegno del tessuto imprenditoriale.

L’Osservatorio ha rimarcato  l’esigenza di un programma serio di politiche economiche per far ripartire il Paese Italia e per prevenire quella che si sta delineando come una strage silenziosa, di cui le principali vittime sono gli imprenditori. A questa strage silenziosa se ne aggiunge un’altra, quella delle donne morte durante la pandemia, non a causa del virus, ma per la violenza di mariti e conviventi. Tanti  sono i femminicidi con un considerevole calo di denunce. Si temeva, come poi è stato, che la quarantena sarebbe diventata una pericolosissima prigione per molte donne.

Tanti quindi gli appelli, le campagne di informazione, la creazione di un numero verde 1522 pubblicizzato anche nelle farmacie, app e parole in codice per chiedere aiuto che non sono bastate però. E’ questa la strage dell’isolamento; tante vittime hanno riaccolto in casa mariti e compagni violenti a rischio loro e dei figli. Il Covid 19 ha quindi intaccato profondamente il nostro tessuto sociale e le nostre vite, sconvolgendole.

Ma bisogna rialzarsi. Non c’è alternativa.

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