Tutti pazzi per le bretelle

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È stato l’inglese Albert Thurston il “bretellaio” più famoso del mondo. Sin dal 1822 la casa Thurston produce bretelle di ogni genere, rendendo il brand internazionale. In realtà le bretelle esistono da circa 300 anni ma fu lui, Albert, che iniziò a venderle presso il suo emporio, al numero 27 di Panton Street, presso l’Haymarket di Londra proponendo modelli “nuovi”, poi adottati dalla moda tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo. E adesso… sono tornate. Piacciono.

Dapprima le bretelle due fasce di tessuto o cuoio, venivano usate solo con ganci esterni ai pantaloni, decisamente una visuale antiestetica certo, ma il problema non sussisteva in quanto le bretelle, venivano accompagnate rigorosamente e quindi coperte dall’immancabile panciotto.

Col tempo l’uso del panciotto divenne facoltativo e quindi in disuso anche l’abbinamento. Le bretelle furono messe da parte durante la prima guerra mondiale quando gli uomini per comodità si abituarono all’uso della cintura da divisa che non sostituirono del più del tutto.

 Considerato da sempre un accessorio maschile, tipico anche dei gangster mafiosi dei film americani, da cui i ‘rude boy’ (i ragazzi grezzi o rudi) giamaicani, ne hanno imitato lo stile tramandandolo agli skinhead, le teste rasate, che le portano anche pendenti per metterle in mostra. In seguito le case di moda, ne hanno create anche per donne. Da filosofo a banchiere da gangster a cowboy, le più simpatiche restano quelle del famoso Steve Urkel, personaggio immaginario della sitcom CBS Family Matters.

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