Sapori e profumi: il turismo come esperienza emozionale

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Gli ultimi dati forniti dall’UNWTO (United Nations World Tourism Organisation), l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa a tutto tondo del comparto turistico, mette in evidenza la diminuzione del 20-30% nel 2020 rispetto al 2019 a livello globale degli arrivi di turisti internazionali. Ciò è destinato a tradursi in una perdita di 300-450 miliardi di dollari (270-407 miliardi di euro) di potere di spesa da parte dei viaggiatori internazionali. A tutto ciò, si aggiunge, l’annuncio dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che prevede come lo shock Covid-19 potrebbe causare una contrazione del 45 -70% nell’economia turistica internazionale per tutto il 2020 con una perdita di  75 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo, di cui 6,4 milioni solo nell’UE.

Rivolgendo uno sguardo sull’Italia, secondo un’indagine di Confturismo-Confcommercio, realizzata in collaborazione con Swg, solo il 20% degli intervistati vorrebbe fare le valigie appena l’emergenza sanitaria sarà conclusa. Più della metà degli intervistati, il 57%, dichiara che, anche dopo la fine dell’emergenza, non si muoverà per fare una vacanza: a marzo era il 53%; il 32% dichiara che farà vacanze, ma di 2 o 3 giorni e senza allontanarsi troppo dalla propria residenza. In questo scenario poco rassicurante, in attesa del riavvio delle attività, a chi opera nell’industria della ristorazione e del turismo non resta che “usare” il “tempo sospeso” per riprogettare potenziali novità di incoming ed adattare le proprie strategie di comunicazione e promozione ai nuovi bisogni del cliente, possibilmente, fidelizzandolo.

Un driver su cui puntare e potenziare è dato dal turismo enogastronomico. La capacità attrattiva di determinato territorio dipenderà non soltanto dalla sua bellezza paesaggistica, monumentale o architettonica, ma soprattutto dal valore percepito delle sue tradizioni, usi, esperienze immateriali legate alle produzioni enogastronomiche. Nella società post-moderna i turisti non chiedono più beni e servizi, ma esperienze emozionali che li coinvolgano in prima persona: per questo motivo le nuove strategie del mercato turistico focalizzano l’attenzione sulla vendita non più di “luoghi dove andare”, ma di vere e proprie nuove “destinazioni da vivere” (MIBACT, 2016) in grado di offrire emozioni a visitatori, definiti “empirici” (Lemmi, 2009, p. 50) o “esperienziali” (Ferrari, 2006; Rossi e Goetz, 2011), che non vogliono essere banali spettatori, ma desiderano entrare in sintonia profonda con il territorio, con la gente che lo abita, lasciandosi coinvolgere emotivamente per sentirsi parte integrante di una comunità.

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