A.A.A. cercasi intellettuali… di sinistra

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Una volta erano un esercito e facevano a gara a chi più approfondiva, analizzava, sezionava la teoria rivoluzionaria. Pressoché tutti erano contro il capitalismo.
Erano sorte scuole di pensiero in lotta fra loro: chi contrapponeva il Marx giovane a quello della maturità; chi lo coniugava con Freud, altri che lo separavano sul terreno filosofico da F. Engels. Tutti erano uniti da una” istintiva” repulsione per Stalin; qualcuno osava “salvare” Lenin, ma “nel contesto russo”.

C’era il marxismo francese, quello austriaco, la Scuola di Francoforte. I più snob (ma un po’ provinciali), per non essere “dogmatici” si facevano esegeti del castrismo o del maoismo; mancando una creativa produzione in loco, si ricorreva all’importazione di idee dall’estero.

Ora, di vestali del pensiero critico, si è persa traccia.

Diceva Majakovskij che quando la nave affonda i primi a fuggire sono i topi, seguiti subito dopo dagli intellettuali, prima delle puttane. Ma mentre i topi vanno in umili fogne, i nostri eroi si sono sprofondati in comode poltrone: chi in Parlamento ( in entrambi i Poli), chi nelle grandi reti televisive, o in importanti giornali, altri addirittura a dirigere ” multinazionali ” finanziarie.

E’ il “trionfo” del realismo, il superamento “dell’utopia”. Chi non segue il loro esempio non ha i numeri, oppure è uno sterile dogmatico, condannato alla ghettizzazione come milioni di cittadini.

Ognuno, si sa, sceglie la compagnia che merita. Ma non bisogna farsi impressionare dal dilagante trasformismo; nel Paese di Macchiavelli queste mutazioni genetiche sono una tradizione.

Ma, dicono gli inglesi, i fatti sono testardi. La classe operaia, che si dice scomparsa, conta nel mondo, un miliardo di individui, mentre la globalizzazione ha innescato una gigantesca socializzazione del lavoro che preannuncia una nuova società.

Alcuni intellettuali resistono ma molti altri sorgeranno, come anticorpi di un sistema economico storicamente finito, quali intellettuali a fianco dei lavoratori e dei popoli in lotta. Sorgerà una nuova cultura, nell’arte, nella letteratura, nella musica, nel teatro. Chissà.

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