«‘A da passà ‘a nuttat» Messaggio di speranza al tempo del Coronavirus

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75 anni fa il grande de Filippo debuttava con la sua indimenticabile opera teatrale che terminava con la immortale rappresentazione della rassegnazione e fiducia frutto dei millenni della cultura napoletana. Quando fu rappresentata in una Milano ancora ingombra di macerie quell’ultima frase fu intesa come un raggio di luce vivissima che i milanesi non avevano e cui  non potettero non tributare quella che oggi si chiama una ovazione di tantissimi minuti. Oggi, in tempi di coronavirus, i media maggiori ricordano quella frase per ri-beneficiare di quel raggio di fiducia e quindi mandano in onda questo esempio di meridionalità per sostenere il morale di tutta l’Italia.
È antipatico che un meridionale ricordi il contributo che il sud ha dato all’Italia e al mondo intero. Però non si può non chiedersi cosa sarebbe accaduto se un generale napoletano (e un Presidente palermitano) non ci avesse condotto alla vittoria sul Grappa e a Vittorio Veneto?; chi avrebbe motivato milioni di soldati scrivendo e cantando nelle trincee con un mandolino “la Leggenda del Piave?; come saremmo oggi se un meridionale non avesse fondato il partito popolare che poi sarebbe divenuto democrazia cristiana?; come avremmo fatto senza l’IRI, l’IMI, … inventati contro tutti e tutto da un meridionale?; come si sarebbe potuta avere una struttura industriale nazionale senza il sacrificio di milioni di meridionali generosamente accorsi nelle pianura padana a lavorare per un tozzo di pane?; dove si sarebbero trovati miliardi e miliardi e miliardi di risparmi e rimesse degli emigrati forniti dai meridionali alle industrie del nord?; dove sono le banche meridionali e l’oro delle casse statali del Regno delle due Sicilie?; chi produce oggi la quasi totalità dell’energia eolica e solare italiana?; chi produce il cento per cento del petrolio italiano se non il sud?; chi fornisce gli ingredienti della dieta mediterranea?; chi sacrifica la propria salute per tenere in funzione il maggiore impianto siderurgico europeo?; senza parlare del mondo dello spettacolo, dell’accademia,….da Roma e da Milano abbiamo avuto in cambio tasse e virus, burocrazia e inefficienza, aiuti interessati e elemosine, debiti faraonici e decine e decine di partiti abitati da cialtroni, senza voler parlare dei Trattati europei; .. potremmo continuare a lungo ma non è molto utile enunciare quello che è e che è stato, è certamente più utile guardare al futuro.
Anche con la penosa collaborazione della parte degenere della sedicente intellighenzia meridionale si è formato un luogo comune che dipinge il sud come degenerato e fannullone. Quindi non solo nessuno riconosce e ringrazia del nostro contributo, ingenuo ma determinante, ma ci offendono apertamente.
Ci siamo sempre astenuti dallo scendere in polemica con questa gente, evidentemente priva di altri argomenti per mettersi in mostra, né lo faremo adesso, ma pensiamo che sia arrivato il momento di mettere i puntini sulle “i”;  ci chiediamo come mai quando si parla di andare ognuno per la propria strada sorgono ostacoli insormontabili. Non è poi così terribile tornare ad essere interamente responsabili delle politiche per il sud: d’altronde non è assolutamente da attendersi nulla dal resto dello stivale quanto meno per lo stato comatoso in cui si sono ridotti romani e nordici!
Quindi potrebbe incontrare il favore di tutti il lasciarci fare da soli e determinare con un’altra classe dirigente il nostro futuro. Siamo quindici milioni cioè più dei greci, dei portoghesi, dei maltesi, dei lettoni, degli irlandesi, dei lituani, degli svedesi, dei norvegesi, dei cechi, degli slovacchi, degli ungheresi, svizzeri, austriaci, … e di tantissimi altri stati che pure sono rispettati membri delle organizzazioni sovranazionali e ricoprono ruoli anche di primo piano nelle organizzazioni internazionali.. che interesse abbiamo noi meridionali ad entrare nei salotti buoni di tutto il mondo a rimorchio di quella parte d’Italia che non ha mai meritato la leadership che invece esercita?
Che interesse abbiamo ad essere governati da rappresentanti di partiti nazionali che occupano le nostre istituzioni locali? Questa domanda circola ormai non più nel ristretto dei circoli neoborbonici ma sempre più diffusamente ed apertamente. Il sud è eccedentario in tutto quello che produce (dal food all’energia, all’acciaio, all’automotive, al salotto, al turismo,…) ma è povero! È in “ritardo” ci dicono gli “studi” delle organizzazioni deputate a calcolare il divario nord-sud.. ma nessuno muove un dito anzi, si continua ad applicare la stessa legge e quindi la stessa burocrazia e lo stesso fisco alle realtà del nord che beneficiano di servizi pubblici molto migliori (anche se inefficienti ed insufficienti nonostante il loro costo esorbitante) e a quelli del sud privi di strade e ferrovie… ma nonostante questa nostra generosità e abnegazione nel contribuire al benessere comune, il loro modello economico ormai cade a pezzi! come i ponti costruiti negli anni passati si sono incaricati di raccontarcelo plasticamente! Ma cosa credono? che dopo aver pagato le infrastrutture di cui godono da decenni, il contribuente (e quindi anche noi meridionali) deve adesso pagarli di nuovo per rifarli? come stiamo facendo con le “grandi opere” che i nordici ritengono utili e necessarie e che Pantalone viene subitaneamente chiamato a pagare? Possiamo dire basta.
È una specie di prigionia quella nella quale ci troviamo; ma anche a quella diciamo, certi delle nostre capacità e dell’eternità della nostra civiltà: ‘a da passà ‘a nuttat!!!

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