Egocentrismo in vetrina. Il virus (per qualcuno) diventa alibi per mettersi in mostra

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Qualcuno ha detto che la vanità è un pappagallo che salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce. E quanto sta accadendo nelle ultime settimane lo conferma. L’Italia, il mondo è in piena emergenza sanitaria e combatte contro un virus insidioso quanto contagioso che, di colpo, ha fatto sentire tutti piccoli piccoli ed ha mostrato il valore eroico di tanti. I medici, gli infermieri, il personale degli ospedali, i volontari, ma anche di quanti sono costretti a fare il loro lavoro per consentire a tutti gli altri di poter accedere a servizi primari. Gente responsabile, coraggiosa. Che ha paura, ma che va avanti. Perché è giusto che sia così. Molti si sono donati fino all’ultimo respiro.

Il virus ha costretto tutti, anche i più piccoli, a fare la propria parte, accettando i divieti, le rinunce, le clausure forzate, l’assordante rumore della solitudine.

C’è chi ha scoperto l’importanza dei social e della rete. Per restare in contatto. Ma anche per continuare a lavorare, per incontrare i propri cari attraverso il monitor di un computer o con uno smartphone. Tanti artisti hanno sentito il bisogno di donarsi agli altri, di regalare parte del proprio tempo e del proprio talento e, in tanti, hanno lanciato raccolte fondi importanti per aiutare la sanità e la ricerca, tutte persone in prima linea. Ma anche quelle rimaste indietro perché senza lavoro, senza cibo, senza la possibilità di procurarsi di che vivere.

E in tutto ciò sono comparsi i pappagalli, quelli che saltano di ramo in ramo e chiacchierano alla luce del sole. Persone che hanno trovato il modo di mettersi in vetrina inventandosi appuntamenti quotidiani sui social, fingendo di rendere un servizio agli altri, nei fatti per appagare il proprio ego. Si sono ritagliati spazi di visibilità cavalcando l’onda come sciacalli digitali che si cibano delle carcasse della solitudine.

Madre Teresa di Calcutta diceva «l’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico, non importa amalo». Insomma, l’uomo si deve amare pur nelle sue meschine debolezze, pure guardando a quella vanità tipica di chi crede di avere conquistato una moltitudine di amici ma, in realtà, non ne hai mai avuto uno. Pensiero comprensibile e, per certi versi condivisibile, perché l’uomo è debole e reagisce come può all’isolamento forzato. ma qualcuno spieghi a questi sciacalli digitali che non tutti sono finiti nella loro rete e che il re è nudo.

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