La musica come “terapia” per… vivere meglio

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Nella storia dell’uomo non c’è mai stata prima un’epoca come la nostra in cui con estrema facilità si possa ascoltare così tanta musica, in diversi luoghi e in tanti modi. Siamo circondati dalla musica, alle volte anche subissati da musica non richiesta. Non esiste negozio, supermercato, bar, centro commerciale in cui non ci riempano la testa di musica, spesso invadente e frastornante. Ci sono delle situazioni in cui la musica stordisce così tanto da indurre ad abbandonare alcuni luoghi. Studi sociologici e di marketing, attingendo a quelli di ricerca scientifica, analizzano quale sia la playlist più adatta a seconda del momento economico e della tipologia di acquisti. In una libreria viene trasmessa una musica più riflessiva, spesso minimalista o new age che rassereni lo spirito e accolga il lettore in uno spazio confortevole, facendolo restare più a lungo e invogliandolo all’acquisto con tranquillità. Un supermercato va inondato di musica allegra, di hit del momento o canzoni legate ad un certo periodo dell’anno come quello natalizio che induce alla convivialità, alle riunioni familiari piene di felicità e spensieratezza.

Meno di duecento anni fa bisognava andare a teatro o saper suonare o cantare per poter godere di un po’ di musica; ora è sufficiente una buona connessione ad internet. Migliaia di ragazzi ascoltano musica a tutte le ore su dispositivi sempre all’avanguardia e sofisticati. La loro vita senza la musica sarebbe impensabile! Naturalmente anche l’offerta musicale è decuplicata ripetto al passato. Un numero di artisti infinito da ogni parte del mondo riempie le piattaforme di distribuzione.

Dal Villaggio globale di McLuhan del 1964 ne è passato di tempo e siamo andati oltre le aspettative dell’epoca. Ora è possibile conoscere in tempo reale qualsiasi prodotto musicale anche della parte più remota della Terra non uscendo di casa. E’ stata questa la sopravvivenza per tanti adolescenti all’isolamento forzato degli ultimi mesi.

Perchè abbiamo necessità di ascoltare musica o per i musicisti di praticarla? “La musica dischiude all’uomo un regno sconosciuto; un mondo che non ha nulla in comune con il mondo sensibile esterno che lo circonda e in cui egli si lascia alle spalle tutti i sentimenti definiti da concetti per affidarsi all’indicibile” scrivevano Dahlhaus e Hoffmann in un saggio.

Dopo approfonditi studi e ricerche tutti convengono che la musica è indispensabile per la vita di molti perchè… semplicemente fa piacere. Tutto ciò che piace rimane a lungo nell’animo, riesce a riempire vuoti emotivi, colma bisogni non primari ma fondamentali per la psiche. Citando Platone “La musica è per l’anima ciò che la ginnastica è per il corpo”. Chi non ricorda un momento particolare della propria vita associato ad una musica specifica?

E’ impossibile parlare di musica, ne sono state date tante definizioni che in realtà descrivono solo una reazione soggettiva alla musica. Io credo che la musica sia un motore. Una spinta propulsiva dei ricordi, dei momenti e degli attimi vissuti intensamente. La musica non è solo suono, è strumento, è forza, è idea resa viva e attiva che non passa per altri sensi se non il cuore. La musica può farti stare fermo ad ascoltare ma tu non sei lì, sei già altrove. La musica ti può indurre a muoverti, a ballare, ti accompagna durante la giornata e diventa parte della tua casa e della tua vita. Essa è come un profumo, ripesca da un angolo della memoria una sensazione sopita, un riflesso, un’evanescenza.

Quando siamo con la musica non siamo con nessun altro, cambia il ritmo cardiaco, gli ormoni corrono in fretta, le pulsazioni accelerano perchè il motore si è acceso.

Per un musicista la musica è espressione di se’, coinvolgimento totale e distacco dalla realtà. Quando si è nella musica non si è più da nessuna parte, lo straniamento è totale, un non-luogo in cui farsi portare dalle note per vibrare con l’anima. Al termine di un concerto in ci si è fatti trasportatre completamente, noi musicisti ci troviamo inebriati, esausti, storditi, ebbri di emozioni.

“La musica è l’arte che è più vicina alle lacrime e alla memoria” scriveva Oscar Wilde.

Una musica può evocare emozioni diverse, ma anche significati diversi. Ogni ascoltatore  attribuisce alla stessa musica un senso personale utilizzando prevalentemente il registro delle proprie emozioni e degli affetti. Accade che quella musica si impone alla mente e al cuore con forza emotivo-affettiva, evocando un ricordo con inimmaginabile accuratezza; la musica può affondare nelle parti più profonde e intime del nostro essere, laddove sensazione, emozione, idea, pensiero ricercano la strada per emergere. È così che la musica ci offre il suo aiuto.

Anni fa furono pubblicati diversi articoli su un simpatico episodio in cui si narrava che alcune mucche producevano più latte se a loro venivano trasmessi brani di Mozart. Fu allora che anche le neuroscienze resero note ricerche che partivano dall’impatto della musica sui neonati. Se un bambino di pochi mesi ascolta le stesse melodie per diverso tempo mostra di saperle riconoscere non solo nel breve periodo ma anche a distanza di anni. Entrano nel suo essere e permangono per sempre. Inoltre, andando ancora più a fondo, il bambino sa riconoscere le melodie ascoltate dalla mamma nel grembo materno. Cambiamenti nel battito cardiaco ne confermano l’attenzione e i mutamenti dell’espressione e dello sguardo ravvisano la sensibilità alla melodia.

Una reazione istintiva ma pregna di significato considerato che parliamo di sole semplici 7 note!!!

“Senza la musica la vita sarebbe un errore” sosteneva il celebre filosofo Friedrich Nietzsche e allora beamoci di musica e pratichiamola a tutti i livelli. Non rinunciamo ad ascolti di qualità in attesa di tornare quanto prima a quelli dal vivo.

Ascolto consigliato: P.I.Tchaikovsky: Sinfonia n.5, direttore Riccardo Muti, Philadelphia Orchestra, https://youtu.be/mDWfIQcTyVI

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