Il primo maggio visto dalle donne

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Un primo maggio da non dimenticare. Noi donne ancora una volta stiamo dimostrando di essere grandi lavoratrici soprattutto nelle nostre case. Un lavoro immenso che solo noi possiamo sopportare, un lavoro di cui dobbiamo andare orgogliose perché ci rende più forti, più volenterose, più organizzate, più preparate a risolvere i problemi… Siamo state più forti anche rispetto al coronavirus. In questi mesi, anche chi di noi non era abituata, si è rimboccata le maniche e ha pulito, lavato, stirato, cucinato, si è presa cura dei propri figli, dei propri mariti e la maggior parte ha cercato di lavorare. Anche in questa situazione siamo state lasciate sole ad affrontare un’emergenza più grande di noi.

Le più fortunate hanno potuto contare sull’aiuto di compagni collaboratori; hanno goduto del congedo straordinario, della cassa integrazione e dei famosi 600 euro, che per le professioniste sono serviti a coprire l’affitto del proprio studio, ma, la maggior parte di noi, soprattutto con la chiusura delle scuole, ha dovuto fare sforzi sovraumani per conciliare tutto e soprattutto per continuare a lavorare. Questa situazione non cambierà con il mancato rientro nelle scuole, anzi, peggiorerà, e, tutte le lavoratrici, soprattutto, con figli piccoli, che non possono assumere baby sitters, che non hanno nonni disponibili, corrono il reale rischio di perdere il proprio lavoro o abbandonare le proprie professioni.

Abbiamo tanto combattuto per la nostra indipendenza economica, ci siamo anche illuse di avercela fatta, ma, oggi, moltissime, rischiano di dover rimanere a casa per obbedire al ruolo meraviglioso di “mamme”. Le famiglie, a distanza di due mesi, sono ancora lasciate sole nell’affrontare la loro difficilissima quotidianità. Tutto questo avrà conseguenze sociali ed economiche gravissime. In primis perché aumenterà il gender gap, che già mortifica questo Paese rispetto al resto d’Europa, ergo, diventeremo un Paese ancora piu patriarcale. Le donne private del loro lavoro e dell’indipendenza economica, diventeranno più deboli, accuseranno un senso di frustrazione che inevitabilmente si ripercuoterà sulla serenità familiare ; inoltre, molte donne saranno ancor più vulnerabili rispetto ai compagni violenti, perché uno dei principali motivi per cui una donna non si “ribella” al suo “predatore” oltre alla sudditanza psicologica, è quella economica. Infine, molte famiglie, che hanno contratto mutuo o che pagano affitti, verranno private  di un reddito indispensabile per poter condurre una vita dignitosa.

Sapete cosa mi sorprende di più? Abbiamo un Ministro alla famiglia che ha avuto la sensibilità di istituire una task force  chiamata “Donne per un nuovo Rinascimento”, ma, ad oggi nessun provvedimento incisivo è stato adottato per fronteggiare questa emergenza sociale e per superare questo momento così buio, che può, invece, portarci ad un “Nuovi Medioevo”.

Per questo dobbiamo reagire subito, accanto ai nostri uomini, quelli che ci amano e ci stimano, quelli che ci vogliono accanto nella vita sentimentale, nella vita lavorativa, nella vita politica, nella vita sociale, perché questa è una battaglia di civiltà.

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.” Il lavoro è prima di tutto un diritto, un diritto di tutti perché significa libertà, dignità, realizzazione, sicurezza.

(Avv. Francesca Magliano, esperto in diritto di famiglia, fondatrice e Presidente onorario dell’a.p.s. LE Amiche per le amiche)

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