Il Piano del Parco nazionale di Pirin non è un Piano di lottizzazione

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Accade in Bulgaria dove, chi l’avrebbe mai detto, un Tribunale condanna il governo per aver previsto lo sviluppo edilizio nel Parco Nazionale di Pirin con il Piano di gestione dell’area protetta. Il WWF esulta. Ma i rischi per questo Sito Patrimonio Mondiale dell’UNESCO non sono terminati…

Il WWF e altre ONG della coalizione For the Nature hanno vinto una causa contro il Governo bulgaro che aveva previsto, nel Piano di gestione del Parco Nazionale di Pirin (oltre 27.000 ettari nel sud-ovest della Bulgaria), sito Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, un considerevole sviluppo edilizio.

Nel marzo 2017, il ministro dell’ambiente bulgaro ha deciso che il Piano di gestione per il Parco Nazionale di Pirin non dovesse essere assoggettato alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.). Il Piano prevede la costruzione di superfici 12,5 volte più ampie dell’area attualmente consentita e potrebbe portare al disboscamento di quasi il 60 per cento del Parco (attualmente non è consentito l’utilizzazione commerciale dei boschi nel Parco). Il Piano di gestione del Parco è stato finanziato dall’UE.

La decisione della Corte bulgara impone al Governo di garantire che vengano fatte le opportune valutazioni ambientali.

«Questa è una grande notizia per Pirin e per i suoi sostenitori che sono scesi in strada da quattro mesi in più di 20 città della Bulgaria ed in dozzine in tutto il mondo. Questa decisione significa che il governo deve ora garantire che tutte le minacce a Pirin siano valutate e evitate», ha affermato Katerina Rakovska, esperta di conservazione del WWF-Bulgaria.

Più di 125.000 persone da tutto il mondo hanno firmato una petizione del WWF che esortava il primo ministro bulgaro Boyko Borisov ritirate il progetto di Piano per il Parco affinché fosse revisionato totalmente per evitare minaccie al patrimonio naturale ed al benessere delle comunità locali. Il WWF ha ripetutamente avvertito che il Piano metterebbe a repentaglio la natura incontaminata di Pirin e il suo status di sito patrimonio mondiale dell’UNESCO, anch’esso protetto dalla legislazione bulgara ed europea.

Il Parco Nazionale di Pirin ospita specie iconiche come gli orsi bruni, i lupi grigi e l’aquila minore. Le foreste naturali di conifere ospitano il pino bosniaco (Pinus heldreichii syn. Pinus leucodermis) endemico di 1300 anni chiamato Baykusheva mura, ritenuto il più antico della penisola balcanica.

Tuttavia, il futuro di Pirin rimane incerto, nonostante l’ultima sentenza, in quanto il Governo potrebbe ricorrere in appello. Inoltre, dopo che il WWF e la coalizione di ONG hanno intentato la causa, il Governo ha introdotto modifiche pericolose all’attuale piano di gestione del Parco Nazionale di Pirin nel dicembre 2017.

«Siamo molto felici per la decisione della Corte ma, purtroppo, le minacce a questa persistono ancora. Il WWF, insieme ad altre ONG, sta attualmente appellandosi contro la mossa del Governo di aprire quasi la metà di Pirin alla costruzione attraverso le modifiche all’attuale Piano di gestione del Parco. Esortiamo il Governo a riconsiderare questo passo alla luce della decisione della Corte e delle voci dei cittadini che chiedono la protezione di Pirin», ha aggiunto Rakovska.

Nel gennaio 2018, un rapporto del WWF rivelò che il Parco Nazionale di Pirin ha subito danni irreparabili dalla costruzione e dall’espansione della stazione sciistica di Bansko. L’analisi rileva che la stazione sciistica, approvata dal Governo bulgaro nel 2000, ha anche compromesso il valore economico a lungo termine di Pirin ed ha prodotto un impatto economico molto esiguo fino ad oggi.

(www.fabiomodesti.it)

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