Case chiuse: dibattito infinito

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Parlare della necessità di riaprire le case dell’amore non ha senso. Discutiamo invece di come l’umanità deve ritrovare se stessa. Perché l’uomo fa l’uomo, fa se stesso, e l’altro uomo.

Questo pezzo ancor prima di discutere sull’opinione personale sulle case dell’amore, vuole focalizzare l’attenzione sulla prostituzione senza la quale le case chiuse non sarebbero sorte.

Con il termine prostituzione si indica l’attività di chi offre prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro. L’uso del termine non è univoco e a seconda del Paese, del periodo storico o del contesto socio-culturale può includere qualsiasi atto sessuale e qualsiasi tipo di compenso (anche non in denaro) o indicare, coloro che intrattengono atti sessuali fuori dal matrimonio. Può indicare anche un comportamento zelante più del dovuto nei confronti di un superiore, finalizzato all’ottenimento di gratifiche lavorative o economiche.

Strettamente legato alla prostituzione è il suo sfruttamento, praticato per trarre profitto dall’attività della donna, da parte di persone che, generalmente, si presentano come protettori, che con la raccolta di ingenti somme di denaro reinvestono nelle diverse branche dell’economia legale ed “illegale” con complicità al di sopra di ogni sospetto.

A questa completa degenerazione della vita della donna, condizionata in principio dall’ulteriore sviluppo economico della società  ovvero della divisione del lavoro, assistiamo di conseguenza al nascere della prostituzione minorile, quello della prostituzione virtuale voyeuristica ed offerta via internet con le telecamere e quello degli assistenti sessuali, servizio di natura sessuale rivolto ai disabili che prevede un compenso pecuniario.

La  prostituzione subisce sovente un forte ostracismo sociale ed in molti Paesi è illegale.

In alcuni Stati vi sono zone dedicate all’esercizio della prostituzione, i cosiddetti quartieri a luci rosse. In Italia come ben sappiamo era legale sino al primo dopo guerra.

Non possiamo che dare uno sguardo al latino per capire il senso etimologico del termine. Leggiamo: la parola “prostituzione” deriva dal verbo latino prostituĕre (pro, “davanti”, e statuere, “porre”), e indica la situazione della persona (in genere schiava) che non “si” prostituisce, ma che, come una merce, viene “posta (in vendita) davanti” alla bottega del suo padrone. Questa origine richiama quindi la condizione storicamente più abituale della prostituta, la quale non esercita autonomamente la sua professione, ma vi è in qualche modo indotta da soggetti che ne sfruttano il lavoro traendone un proprio guadagno. Ed ancora: Niccolò Tommaseo fissò una distinzione fra meretrice e prostituta: la prima guadagna del corpo suo e qui l’illustre linguista richiama il termine latino mereo mentre prostituta è legata a prostat cioè colei che per guadagno o per libidine, si mette in mostra, e provoca a sozzure. Tommaseo lega gli esiti di una fine e rigorosa indagine filologica a personali giudizi di merito e morali i quali gli fanno aggiungere: (La prostituta) è più comune, più venale. Taide meretrice, Messalina prostituta. Ogni abbracciamento venale è meretricio, prostituzione non è. Le meretrici di caro prezzo non sono prostitute; le prostitute da’ genitori o dai mariti, che nulla guadagnan per sé non meritano l’altro nome (meretrici). A rafforzare la distinzione fra prostituta e meretrice egli richiama una evidenza storica: Le prostitute nei templi pagani per atto di devozione, meretrici non erano; e si credevano far opera meritoria. (Niccolò Tommaseo. Nuovo dizionario de’ sinonimi della lingua italiana, Napoli, Bideri, 1905).

La storia della prostituzione ci fa scoprire che nella società greca antica esisteva sia la prostituzione femminile che quella maschile. Le prostitute, che vestivano con abito distintivo e pagavano le tasse, potevano essere indipendenti ed erano donne influenti; la prostituta colta e di alto ceto era definita etera. Solone istituì il primo bordello ad Atene nel VI secolo prima delle nostra era. A Cipro e Corinto, secondo Strabone, era praticata una sorta di prostituzione religiosa nei templi con decine di prostitute. Le prostitute femminili erano divise in diversi gradi, tra cui si ricordano le etere e le pornai.

La prostituzione maschile era molto comune in Grecia. Era spesso praticata da adolescenti, come riflesso della pederastia greca. Giovani schiavi lavoravano nei bordelli di Atene, mentre un adolescente libero che vendesse i propri favori rischiava di perdere i diritti sociali e politici una volta divenuto adulto. Il diritto romano regolava con diverse leggi la prostituzione che era praticata nei lupanari, edifici siti fuori dalle città aperti soltanto nelle ore notturne. Basta visitare Pompei per rendersene conto. Le prostitute o meretrici generalmente erano schiave o appartenevano ai ceti più bassi. Nel Medioevo la prostituzione era comune, e sovente tollerata, nei contesti urbani. Gli Statuti di molte città regolavano la prostituzione. Era, ad esempio, spesso vietata vicino alle mura della città o nelle aree prossime agli edifici di rappresentanza. S.Agostino dottore della chiesa cattolica come faranno, in seguito, anche Tommaso D’Aquino o papa Pio II – difendeva la prostituzione, come uno strumento per evitare che “l’impeto delle passioni mandasse tutto in rovina”: (non di rado papi, come per esempio Sisto IV (1471-1848), promotore della festa dell’Immacolata Concezione, nonché vescovi, abati, badesse di rinomati monasteri, mantenevano bordelli molto redditizi.

Ma veniamo al nostro paese. Nella ricerca vien fuori che prima ancora dell’unità d’Italia con un decreto del 1859, voluto da Camillo Benso conte di Cavour per favorire l’esercito francese che appoggiava i piemontesi contro l’Austria, autorizza l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia. Il 15 febbraio 1860 il decreto fu trasformato in legge con l’emanazione del “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”.

Nascono le cosiddette “case di tolleranza”, perché tollerate dallo Stato. Ne esistono di tre categorie: prima, seconda e terza. La legge fissava le tariffe, dalle 5 lire per le case di lusso alle 2 lire per quelle popolari, e altre norme come la necessità di una licenza per aprire una casa e di pagare le tasse per i tenutari, controlli medici da effettuare sulle prostitute per contenere le malattie veneree.

Ancora, il testo definitivo della legge Crispi, approvato il 29 marzo 1888 vietava di vendere cibo e bevande, e feste, balli e canti all’interno delle case di tolleranza e l’apertura di case in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane avrebbero dovuto restare sempre chiuse. Da qui i bordelli presero il nome di “case chiuse”.

Giovanni Nicotera, ministro degli Interni, nel 1891, deciderà di ridurre le tariffe per limitare la prostituzione libera, che non subiva il controllo sanitario.

Nel 1900, si leva qualche voce per la chiusura delle case di tolleranza a seguito dell’attentato dell’anarchico Bresci a re Umberto I. Bresci avrebbe trascorso alcuni giorni a meditare in un bordello prima dell’attentato, ma le minacce di chiusura, pronunciate dal Presidente del Consiglio Saracco, rientrano. Sarà Filippo Turati, nel 1919 a riaprire la querelle, ma per tutto il fascismo non si registrarono variazioni di merito nella legislazione sulla prostituzione se non una disposizione di Mussolini degli anni ’30 che imponeva ai tenutari di isolare le case con muri detti “del pudore” alti almeno dieci metri. Il 20 settembre 1958, a seguito di un lungo dibattito nel Paese, è stato introdotto il reato di sfruttamento della prostituzione e le case di tolleranza sono state chiuse con la cosiddetta legge Merlin di Angelina Merlin del Partito Socialista. La legge punisce lo sfruttamento della prostituzione o lenocinio. L’art. 3, n. 8), della legge n. 75/1958 equipara il favoreggiamento allo sfruttamento: infatti punisce “chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui” (art. 3, n. 8, l. 75/1958).

Da allora numerosi sono stati i tentativi di modificare la legge. Nel 2003 un disegno di legge di Umberto Bossi e Stefania Prestigiacomo varato dal Consiglio dei ministri vietava la prostituzione nelle strade, ma la ammetteva nelle case private e al chiuso ma non avrebbe ripristinato le case di tolleranza. Nel 2007, l’onorevole Franco Grillini ha presentato una proposta di legge, tesa a disciplinare l’esercizio della prostituzione e ad affermare la dignità e il diritto alla sicurezza e salute delle persone che si prostituiscono.

Sono state presentate inoltre le proposte di Katia Bellillo Norme per la legalizzazione della prostituzione, di Mascia Disposizioni in materia di prostituzione, di Elisabetta Gardini Disposizioni contro la pratica e lo sfruttamento della prostituzione, di Matteo Brigandì Disposizioni per la regolamentazione dell’esercizio della prostituzione, di Carolina Lussana Disposizioni in materia di prostituzione, di Teodoro Buontempo Nuove norme sulla prostituzione, di Luana Zanella Nuove norme concernenti l’esercizio della prostituzione e la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui e una proposta di legge di iniziativa popolare, la n° 6 presentata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII che prevede la punibilità del cliente. Al Senato sono stati depositati il disegno di legge Disposizioni in materia di prostituzione di Tiziana Valpiana e Norme per contrastare l’ acquisizione di prestazioni sessualidi Maria Burani Procaccini. Nel 2008 Daniela Santanchè ha presentato un quesito referendario per abolire diversi punti della Legge Merlin. La proposta non ha avuto alcun seguito.

Recentemente sono state emanate ordinanze restrittive in vari comuni per quanto riguarda la prostituzione in strada e il ministro per le pari opportunità Carfagna ha proposto un DDL approvato dal Consiglio dei ministri l’11 settembre 2008. Ordinanze e DDL sono fortemente contestati, sia dalle associazioni che lavorano per la cosiddetta “riduzione del danno” (contattando le persone che si prostituiscono e comitati di quartiere) sia dalle associazioni di prostitute sia dal movimento femminista. Statisticamente le prostitute sarebbero in Italia dalle 50mila alle 70mila. Almeno 25mila sarebbero immigrate, 2mila minorenni e più di 2mila le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. Il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo, il resto in case private. Il 94,2% delle prostitute sarebbero donne, il 5% transessuali e lo 0,8% travestiti.

Da tutto ciò, però non abbiamo ancora compreso l’origine della prostituzione. E’ vero che è il mestiere più antico del mondo? Certo se lo definiamo mestiere, la risposta non può che essere si. Vista la divisione del lavoro avvenuta diversi millenni fa. Ma la condizione della donna è stata sempre questa? Per millenni le strutture sociali che esprimevano le diverse tribù sparse sul globo terrestre ci dimostrano dallo studio della storia che gli uomini vivevano in poligamia e contemporaneamente le donne vivono in poliandria e i figli comuni sono perciò considerati anche come cosa comune a tutti loro. Così come tutti i legami di parentela. La prostituzione non si immaginava cosa fosse. Semplicemente non esisteva. Ancora oggi nell’arcipelago delle isole Tonga vediamo ciò. Non a caso vengono chiamate le isole della felicità.

Origine della monogamia fu la divisione del lavoro e la conseguente nascita della proprietà privata, la donna aveva un ruolo molto riduttivo nella società. Fu considerata uno strumento. Infatti al tempo del massimo splendore dello stato ateniese, fioriva una prostituzione estesa, che lo Stato per lo meno favoriva, come abbiamo innanzi detto. 

La monogamia fu un grande progresso storico, ma contemporaneamente essa, accanto alla schiavitù e alla proprietà privata, schiuse quell’epoca che ancora oggi dura, nella quale ogni progresso è, ad un tempo, un relativo regresso, e in cui il bene e lo sviluppo degli uni si compie mediante il danno e la repressione di altri. San Cristosomo dottore della chiesa, affermava che le donne sono “in primo luogo” destinate a soddisfare le libidine degli uomini.

Poiché dunque la monogamia è sorta da cause economiche, scomparirà col mutamento delle condizioni economiche. La prostituzione sparirà e la monogamia, invece di tramontare, diventerà finalmente una realtà… anche per gli uomini. Ciò grazie allo sviluppo ottenuto dall’umanità. Forse

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